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Lamentela e basta (forse esagero?)

Scusate, mi è venuta voglia di sfogarmi e farò un rant un po' lungo. Probabilmente esagero, forse sbaglio, d'altronde non sono un commercialista. Ma c'è una cosa che mi mette tristezza.
Vedo on-line esperti di vari campi che vendono i loro corsi, o ebook autoprodotti, o software in abbonamento, o persino giochi. Ecco, tutte queste persone generalmente sono americane. E hanno un loro sito dove acquistare, con un sistema molto semplice per pagare con carta di credito.
Ora, io mi chiedo una cosa. In Italia com'è possibile fare qualcosa del genere? Mi rispondo da solo: è impossibile, specialmente se devi ancora iniziare.
Mettiamo che io abbia fatto tutta la trafila per aprire una partita IVA, o persino abbia aperto una s.r.l. così risulto più professionale (e tutelato). Molto bene, sono già in rimessa di qualche migliaio di euro ma ci può stare. Ora però, se vendo un software "SaaS" a tipo 3 euro al mese, che faccio?
Emetto una fattura per ogni transazione di 3 euro? Mi costa di più il tempo di fare una fattura così bassa, che il guadagno stesso. Non posso neanche automatizzare l'invio delle fatture, perché se in America basta generare un PDF e inviarlo per email (è una cosa banale e immediata), qui c'è tutto il casino di generare un xml e interfacciarsi con quel casino medievale che è il S.D.I. E poi il commercialista che fa? Per registrare tutte le fatture ci mette del tempo.
Oppure decido di non fare la fattura: se ho capito bene, leggendo su internet, non c'è obbligo di fattura né di scontrino se l'acquirente è un consumatore. Però devo annotare la vendita, entro il giorno lavorativo successivo, in un qualche registro che non ho ben capito, ma penso se ne occupi il commercialista, che ovviamente si fa pagare per il suo tempo.
E comunque c'è da tenere conto che se il consumatore non è in Italia, ma è all'estero, devo seguire tutta una procedura diversa, a meno che non stia sotto i 10.000 euro annuali per quel paese, e in ogni caso dovrò fare l'intrastat e l'esterometro. Via altri soldi al commercialista.
Morale della favola: o lascio perdere, o mi devo far pagare il software una barca di soldi. In ogni caso non ne venderò neanche uno e addio.
Ora io non voglio dire che all'estero sia tutto rose e fiori. Magari ho frainteso delle cose, o non ho capito o non conosco trucchi per semplificare le procedure italiane.
Però sono incazzato, perché ho il forte sospetto che in America tutta questa burocrazia non ci sia, là posso mettermi online il mio bel e-commerce da solo e iniziare a fare business.
Sbaglio? Spero di sì... io prego di sì, perché altrimenti vuol dire che siamo proprio messi male. E che di sicuro la mia idea imprenditoriale qui non potrò metterla mai in atto.
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Il mio viaggio nella Storia del Cinema: dal 1965 al 1968

E con questo ho finito il diario di viaggio per ora, perché sono alla fermata del 1969 e ne avrò ancora per qualche settimana prima di vedere tutto quanto voglio vedere. Poi metterò nero su bianco. Alla prossima!
1965
Prima di dare una rapida scorsa a quest’anno con qualcuno dei film che ho amato di più mi piace fare anche qualche altra segnalazione: tra le mini-serie è nota quella con Juliette Greco: “Belfagor”, che è un mystery molto lento per i nostri gusti, ma l’ho finito lo stesso tutto perché mi piaceva. Parte quest’anno la felicissima serie di “Giochi senza Frontiere”, che per una ventina d’anni fu uno degli appuntamenti più amati dei telespettatori italiani. In tv vanno ancora i fantasy come “Strega per amore”, con Larry Hagman prima di far soldi col petrolio. Esordisce Sally Field nel telefilm “Gidget”, aveva 15 anni.
Passiamo ai film allora, ma devo lasciare da parte Zivago, Connery, Dentone, Giuletta degli Spiriti, Michael Caine, Leone, Burton, Carrà e Julie Andrews. Ahimé.
Repulsion” di Polanski è una delle più belle prove di Catherine Deneuve, che più guardo i suoi film più entra di prepotenza nella classifica delle mie attrici preferite. La Deneuve qui è una ragazza che ha qualche problema: è ossessiva, soffre di disturbi psichiatrici, ha delle allucinazioni. Il suo status peggiora una sera che resta da sola a casa. Nessuno si accorge veramente di quanto soffra e la ragazza peggiora sempre di più, con risvolti drammatici. Dico solo che la scena della crepa nel muro è fenomenale.
Io la conoscevo bene” di Pietrangeli, è un film con Stefania Sandrelli e Mario Adorf. La Sandrelli ha avuto tipo tre carriere: quella di giovane star italiana, quella post-Brass e quella di attrice di esperienza che sta vivendo adesso. Il suo sguardo timido e dimesso di questo film ha molto in comune con quello della Cardinale prima maniera. La Sandrelli vede infrangersi sul selciato le sue speranze di diventare una star del cinema perché gli uomini che le girano intorno la sfruttano e la illudono. Tra questi c’è Adorf, che è un attore che mi piace un sacco. Un genitore tedesco e uno italiano, Adorf si è mosso senza problemi da un set all’altro mostrando enorme versatilità: lo trovi nelle commedie italiane anni ’60 e lo trovi nei film tv tedeschi alla Derrick, per lui nessun problema.
La vita corre sul filo” di Pollack, con Poitier e Bancroft è un thriller che si svolge nello sguardo di Sidney Poiter e nell’ansia di aiutare una donna che dall’altro lato di un telefono amico segnala la sua volontà di suicidarsi. Poiter non è esperto, ma è di turno, e ormai ha preso in carico il caso. Tutto quello che deve fare è trattenere la Bancroft a lungo, molto a lungo, affinché possano rintracciare la chiamata e impedire il suo gesto. Questo film è interessante perché non c’è mai nessuna allusione al colore della pelle di Poitier, non è rilevante per il plot.
Rapimento” di John Guillermin con Patricia Gozzi, Dean Stockwell e Melvyn Douglas. La Gozzi l’ho citata già in un film con Hardy Kruger. A me questa attrice piace molto, è davvero intensa e drammatica. Qui veramente siamo in un contesto di puro e assoluto squallore, perché la Gozzi vive una vita solitaria in un luogo isolato col padre Melvyn Douglas. Un giorno arriva nei dintorni un evaso, e la Gozzi fa amicizia con lui. Lei ha bisogno di vivere, mentre il padre vorrebbe tenerla in casa e buttare la chiave. È uno di quei film che sembra che fuori sia autunno e che piova anche se è mezzogiorno di una giornata di maggio.
La decima vittima” di Elio Petri, vede Mastroianni e Andress in un futuro imprecisato darsi la caccia a vicenda. C’è una specie di reality show in giro in cui ci sono i cacciatori e le prede. I cacciatori devono uccidere 10 prede, e le prede devono sfuggire loro. Non si può mai sapere i gusti della gente. Questo futuro ha comunque i colori degli anni ’60, lo stile e la criniera di Ursula Andress che guarda caso è una delle più brave cacciatrici. Deve far fuori Mastroianni, ma prima vuole un po’ giocare al gatto e al topo.
Bunny Lake è scomparsa” di Otto Preminger, è un cupo thriller con Keir Dullea, Carol Lynley e Laurence Olivier. A dire il vero Olivier ha una parte molto marginale, fondamentalmente è il film della Lynley e di Dullea. Per chi non avesse dimestichezza con questi volti, la Lynley fu attiva a cavallo tra i ’60 e il ’70 ed è una delle vittime del Poseidon, mentre Dullea è la star di 2001 Odissea nello spazio ed è un attore che si è sempre fatto i fatti suoi, non è mai diventato star di prima categoria, ma si è scelto delle parti interessanti come questa qui. Insomma Dullea è il fratello di Lynley, e non si trova la bambina di lei. L’hanno portata a scuola, ma nessuna l’ha vista, le maestre non l’hanno vista, le amiche nemmeno. Questa bimba non esiste. La Lynley se la sarà immaginata? Lei è certa di avere una bimba, è certa, esiste!
Il collezionista” è uno dei film meno noti di William Wyler, con Terence Stamp e Samantha Eggar. Stamp, di lui non c’è mai da fidarsi. Ha deciso che invece di collezionare farfalle gli piace collezionare ragazze, e un giorno cattura la Eggar e la chiude nel suo scantinato. Lui non ha fatto niente di male, la Eggar viene trattata coi guanti, ha da mangiare, ha di che svagarsi, ha tutto, basta solo che sia felice di essere reclusa a vita da un pazzo e che non provi mai a scappare, che ci vuole?
1966
Eccoci al ’66, che bello quest’anno di cinema, bello! Qualche riga su altri generi e poi passo ai film che mi vien voglia di ricordare.
Qolga” è un corto che ho trovato in youtube del regista Kobakhidze. Si tratta di un ragazzo che vive da solo lungo i binari del treno e ha un’amica che ogni tanto lo va a trovare. All’improvviso un ombrello prende vita e inizia a volare da solo. In quest’anno parte la serie “Tre nipoti e un maggiordomo”, con Brian Keith e 3 baby star, ciascuno con la sua dose di sfortuna personale. Questa serie ha i colori e le moquette giuste per immergersi negli anni ’60. Ovviamente questo è l’anno di “Star Trek”, di “Batman” e “Mission impossibile”. Si tratta di tre serie di culto che tutti ovviamente ben conoscono. Tra i rari film tv di buon livello degli anni ’60 c’è uno di Rossellini: “La presa del potere da parte di Luigi XIV” che è anche uno dei film preferiti del padre da parte di Isabella. Poi esce la famosa versione animata del Grinch che ruba il Natale.
Chi ha paura di Virginia Woolf?” è il film che regala a Liz Taylor il suo secondo oscar. Ci sono solo 4 personaggi (vabbé 6 c’è una scena al bar) che sarebbero Liz Taylor e il marito Burton, George Segal e Sandy Dennis. Sono uno più bravo dell’altro. Nel film sono due coppie, una che sta insieme da un po’ e l’altra di recente formazione. Burton e Taylor hanno un passato difficile da superare, ma tirano avanti. La loro casa è lo specchio della loro persona, è piena di cose ingombranti e fuori posto, e tra i due ci sono frecciatine ogni secondo, qualcuna passa inosservata e qualcuna fa assai male. I due sposini sono praticamente scioccati. La scena cult per me è quando Liz Taylor dichiara al marito che pur con tutti i suoi difetti non è comunque un mostro. Sandy Dennis pure brava assai è una delle attrici dimenticate di fine anni ’60.
Persona” è un film di Bergman in cui ci sono due donne, Bibi Andersson e Liv Ullmann. La Ullmann è muta e la Andersson è la sua infermiera. La Andersson parla parla e la Ullmann ascolta e ascolta. Il legame tra le due è forte e particolare. Si vedono sempre più spesso e la Ullmann sembra migliorare, mentre la Andersson mostra una certa inquietudine. Parla, ma a se stessa, e la Ullman risponde anche senza dire niente. Lentamente i loro volti cominciano a somigliarsi sempre di più, e la voce di Bibi diventa la voce di Liv. Non c’è più distinzione tra le due, sono diventate una persona sola. Si stanno fondendo. Ma non è mica possibile una cosa simile.
La nera di…” è un film di Ousmane Sembene, cioè uno dei primi e rari film di autori africani. La storia è molto semplice, c’è una ragazza senegalese che va a servizio in una casa di una coppia francese. Lontana dalla famiglia la ragazza ha il suo lettino, le sue riviste, le sue scarpe, le sue sensazioni, ma la coppia presso cui lavora la considera come il vaso a centro tavola o il quadretto appeso accanto alla porta. Le giornate passano e la ragazza si spegne poco a poco. Tutto qua, ma provate a vedere lo stesso se è tutto qua.
Incompreso” è il drammone strappalacrime di Comencini con Anthony Quayle che diventa vedovo e non si accorge della sofferenza del primogenito, che si sacrifica per il bene del fratello minore viziato dal papà. Non che Quayle sia cattivo, per carità, è solo che non se ne accorge. Il ragazzino gli vuole bene lo stesso e un giorno un ramo fa crac e lui si fa male. Madonna quanto si piange con questo film, cioè è impossibile, nel senso che è non-possibile non commuoversi quando papà e figlio si parlano finalmente a cuore aperto. L’attore protagonista ha recitato solo questo film, oggi è un medico, è stato bravissimo con almeno 4 esse.
La caccia” di Carlos Saura è un film in cui ci sono alcuni amici che vanno a caccia di conigli. Fa troppo caldo. Dovrebbero dar retta ai conigli, ma invece si mettono a ricordare il passato e non so chi glielo fa fare, perché da quel momento nessuno più è al sicuro, e si danno la caccia a vicenda. Vediamo chi ci resta secco.
Davvero c’è tanto in quest’anno: Manfredi e Adorf alle prese con San Gennaro, le solitudini dell’uomo e la donna di Lelouch, i russi che sbarcano negli USA e Fahrenheit 451 di Truffaut. Poi Polanski gira Cul de Sac con la sorella della Deneuve, Eastwood non manca un colpo e le foto di Antonioni di Blow-up dove le mettiamo? Mi sono divertito un sacco con la partita di poker di “Posta grossa a Dodge city”, e l’asinello Balthazar di Bresson è uno dei finali più drammatici della storia, non pensavo che avrei retto tutta la visione di “Andrej Rublev”, e invece sì, e poi c’è il realismo mai visto della “Battaglia di Algeri”. E potrei anche continuare. Uno dei miei anni preferiti insomma.
1967
Siccome col 1966 ho preso per le lunghe, volevo sintetizzare col 1967, ma pure qui c’è un sacco di bei film. C’è pure “The big shave” che è uno dei primi lavori di Scorsese. Un uomo si rade e si taglia. Purtroppo per lui, il taglio non è un taglietto, giusto così perché si trova in youtube e dura 5 minuti.
Il mio film preferito di quest’anno è “La calda notte dell’ispettore Tibbs”. Io non l’avrei mai detto, mi dovete credere, ci avrei scommesso nemmeno 2 centesimi perché i polizieschi un po’ mi stufano, e poi i film che parlano di razzismo negli anni ’60 siccome li sto vedendo in sequenza ne ho visto un casino e poi forse il titolo non mi ispira, ma invece sono rimasto attaccato subito dai primi minuti, adoro Steige e Poitier, e quando Poitier schiaffeggia a sorpresa il tizio nella serra vi giuro è una delle scene più intense e belle e vere, ho cliccato su 10 su IMDb e da lì non cambio idea.
Il problema è che ho messo 10 anche a “indovina chi viene a cena?” che ha il dubbio onore di essere il film dagli albori al 1967 che ho visto più volte in vita mia, ne conto con certezza 6. Potrei dire di che colore sono i fiori nei vasi e quanti calzini ha Tracy nell’armadio. In questo film per me funziona tutto, mi manda dei brividi di nostalgia di un’epoca della quale sono un prodotto culturale, sono un GenX nel midollo probabilmente e sarà per quello che questo film non mi stanca mai.
Non ce la faccio a non segnalare almeno il titolo di “A piedi nudi nel parco” e devo dichiarare che anche se il finale di “Riflessi in un occhio d’oro” è qualcosa di davvero particolare, Robert Forster in quel film è di una bellezza sconvolgente. I colori di “Le Samourai” di Melville sono elegantissimi, il film è una goduria per gli occhi. Poi ci sono i filmoni da macho di Lee Marvin tipo “una sporca dozzina” e c’è Paul Newman e Dustin Hoffman, Dirk Bogard fa venire i brividi in “Tutte le sere alle nove” quando torna a prendere possesso della casa coi 7 figli che ha abbandonato e in “La bisbetica domata” la coppia Burton-Taylor funziona anche se mai lo diresti in quell’ambientazione lì.
Gli occhi della notte” vede Audrey Hepburn nei panni di una cieca che vive al piano terra di una bella casa dove ogni cosa è giusto dove deve essere, ma a quanto pare Alan Arkin è convinto che ci sia anche qualcosa che gli serve per evitare di essere accusato di omicidio. La Hepburn è all’oscuro di tutto (oddio che battuta) ma scema non è, così quando uno strano visitatore si insinua in casa sua con le scuse più formidabili lei inizia a sospettare. È uno dei thriller meglio congegnati mai visti questo qui, e non è nemmeno di Hitchcock! Non avevo mai realizzato quanto siano importanti le lampadine nel frigorifero.
New York: ore tre- L’ora dei vigliacchi”, questo titolo mi fa cagare però il film è bello. C’è la gente che prende la metro per tornare a casa, però è tardi e due grandissimi stronzi e cioè Tony Musante e Martin Sheen hanno voglia di divertirsi a modo loro, così entrano nella metro e iniziano a infastidire uno dopo l’altro tutti i passeggeri. C’è una quantità di arroganza, prepotenza e violenza gratuita in questo film che davvero la mascella si spacca dalla rabbia repressa che ti suscita. Si vede che il film funziona. È quando tu stai per fatti tuoi e questi ti devono bullizzare e non solo: la gente non alza 1 dito per aiutarti! Veramente, questo film è fatto bene. Per non parlare dei poliziotti che appena riescono a entrare nel vagone con chi se la vanno a prendere? No quello proprio non l’ho potuto soffrire! Bel film.
L’armata a cavallo” di Miklos Jancso è un film che fa venire il mal di testa. Siamo in guerra, è la guerra civile russa, ma non è importante, potrebbe essere una qualsiasi guerra. Qui non riusciamo a prendere posizione, la guerra fa schifo non importa di quale fazione tu sia. 10 minuti di film con gli occhi di una fazione e i loro progressi e le loro vittime, nemmeno fai in tempo a riconoscere i volti di queste persone che vengono fatte fuori dagli avversari, e Jancso ti trascina altri 10 minuti dalla loro parte, ti fa vedere i loro progressi e le loro vittime, i loro villaggi desolati e le torture. Ci rimani male, ma ecco che si passa all’altro punto di vista. E’ un film intelligente ed elegante.
C’è ancora lo choc incredibile di “Gangster Story” con il picco di bellezza di Faye Dunaway e il sangue che esplode sulla bianca pelle di Bonnie e Clyde, così come bianca immacolata è la schiena di Catherine Deneuve, perfetta protagonista di “Bella di giorno” di Bunuel, altro film simbolo dell’epoca, un’epoca in cui andavano i film di sexploitation tipo “Vixen” e roba del genere, pieni di tette e recitazione di serie b, ma che entravano a pieno nella cultura di fine decennio, che si sta avvicinando a quel ’68 di cui tanto spesso abbiamo sentito parlare come di una sorta di spartiacque culturale.
Per finire, è intelligente e complesso il volto di Bekim Fehmiu in “Protest” di Fadil Hadzic, ma che le h e le z non ingannino, il film si vede e si capisce perché parla di un’insoddisfazione che non ha bisogno di vocabolario. Poi c’è il cult camp “la valle delle bambole” con la sfortunata Sharon Tate, gli occhi penetranti della Mangano in “Edipo Re”, centomila spaghetti western, è l’altro drammone di Bresson “Mouchette”, con protagonista una ragazza che racchiude in sé tutto il bullismo subito da tutti gli adolescenti della storia della Pubblica Istruzione, veramente solo chi ha il cuore di pietra non si commuove con questa ragazza qui.
1968
Non mi pare vero che sto scrivendo del 1968 perché è l’ultimo anno che ho finito di vedere e anche se questa carrellata non vale poi molto almeno l’ho portata a termine, il che per me vale molto.
Prima di iniziare una piccola deviazione: in quest’anno c’è l’esordio di Spielberg, col corto “Amblin’” da cui quindi deriva la sua casa di produzione che è la Amblin Enterteinment! Altro corto è lo sperimentale “Hermitage”, di Carmelo Bene. Tra le mini-serie esce quest’anno l’Odissea di Franco Rossi. Fu un clamoroso successo riproposto dalla tv nostrana per vent’anni. Il ritmo è lento, ma i volti di Bekim Fehmiu e quello di Irene Papas sono senza tempo. Grandissimo l’episodio con Polifemo e ovviamente il finale coi Proci. Prima di diventare nota come cantante e presentatrice, Loretta Goggi era una precocissima attrice e la “Freccia Nera” fu uno dei suoi più noti successi.
Ok, allora andiamo veloci veloci, con lo stiloso “Diabolik” che era il bel John Phillip Law; le torture che patisce Alan Bates nell”’uomo di Kiev” pochi altri nella storia; Sordi è medico nella muta e Franco Nero aveva gli occhi più celesti mai visti. Sellers fa pisciar sotto anche le statue in “Hollywood Party” mentre la Vitti prende in mano la pistola e si colloca nella sua dimensione comica dopo anni di Antonioni. Rod Steiger è un gay represso ne “il sergente”, mentre Terence Stamp non fa preferenze di sesso in “Teorema” di Pasolini.
Steve McQueen è l’essere più figo mai apparso sulla terra in “Bullitt” e “Il caso Thomas Crown” ma nemmeno Clint Eeastwood scherza e voglio vedere chi scampa a un impiccagione come in “impiccalo più in alto” e chi è scazzato come lui in “L’uomo dalla cravatta di cuoio”.
Fuoco!” di Gian Vittorio Baldi è la sorpresina nell’ovetto Kinder del 1968. Siamo in un paesello del sud Italia e un tizio spara alla statua della Madonna durante una processione, poi si barrica in casa, con la moglie e il bambino che se la fanno sotto, e col fucile in mano si rifiuta di uscire e di dare spiegazioni. Poche parole, un set poverissimo, nemmeno tante spiegazioni ma per 1 ora e mezza sei nella casa e forse nella testa di questo ragazzo. Bellissimo film!
La sposa in nero” di Truffaut è la storia della vedova nera Jeanne Moreau (quanto mi è piaciuto questo film) che si era sposata da 5 secondi che le ammazzano il marito sulle scale della chiesa. Pensa prima di buttarsi dalla finestra poi decide che invece le conviene dare la caccia ai killer del marito. La curva della bocca della Moreau è perfetta per questa parte e vi assicuro che il modo in cui si ingegna per far fuori quei quattro è incredibile. Purtroppo questo film mi fa anche venire in mente la storia di Marta Russo ma lasciamo perdere.
L’urlo del silenzio” è il film che Alan Arkin per me prima valeva 6, 6 e mezzo mentre adesso invece sotto il 9 non scende. Arkin è un sordo muto ed è così solo, ma così solo, che lui il lockdown ce l’ha di default. Mi fa venire la forchetta in gola. Comunque sia affitta una camera in una casa con una famiglia sgangherata ma tutto sommato ok, e fa amicizia con Sondra Locke. Ma nemmeno lei è il vaccino che può curare la sua solitudine. Malinconia a quintalate.
Duello nel Pacifico” di John Boorman ci sono 2 persone solamente e cioè Lee Marvin e Toshiro Mifune. Sono in guerra e sono da soli in un’isola sperduta. Ognuno dei due vuole far fuori quell’altro, ma alla fine prevale la voglia di sopravvivere, chissenefrega se devo chiedere aiuto al nemico. Il finale di questo film, io sottoscritto dichiaro che David Lynch l’ha visto e gli è piaciuto.
E ora acceleriamo su quel pacco gigante pieno di innovazione che è “La notte dei morti viventi”, sul sudore e il calore di “C’era una volta il west”, il mio Leone preferito, sull’indelebile statua della libertà del “Pianeta delle Scimmie”, sui brividi che fanno venire lo sguardo di Sidney Blackmer e i sorrisi di Ruth Gordon in “Rosemary’s baby”, uno dei film che più mi ha fatto cagare sotto in vita mia, per dire due righe in più su “Kuroneko” di Kaneto Shindo, che è la storia di una vendetta operata da due donne vittime di stupro e poi uccise da una gang di samurai. Le due diventano dei fantasmi e uno dopo l’altro, in un’atmosfera onirica e agghiacciante conducono i samurai nel loro nascondiglio per farli fuori senza pietà alcuna. Un film con le palle.
Mi rimangono 2 film, il primo è “2001: odissea nello spazio” e io ho paura a parlare di Kubrick perché su Kubrick tutti hanno un’opinione e sanno argomentare meglio di me, così mi limito a dire che questo film l’ho visto come quando giochi agli incremental e fai prestige. La prima volta 15 minuti, la seconda volta ho retto 30 minuti, la terza volta 1 ora e la quarta volta finalmente avevo le skill giuste e ho goduto da pazzi.
Il mio film preferito del 1968 è “The Swimmer” di Frank Perry e Sydney Pollack, con Burt Lancaster. Lancaster si mantiene bene anche se ha già i suoi anni sulle spalle, e un giorno compare nella villa di amici, si fa una vasca in piscina e poi dichiara che se ne torna a casa a nuoto, passando da piscina in piscina, di villa in villa, lungo tutta la vallata. Armato solo del suo costume, si incammina verso la seconda piscina: una vasca e due chiacchiere coi padroni. Le persone che vede sono inizialmente cordiali e felici di parlare con lui, ma a ogni villa qualcosa non sembra andare per il verso giusto: c’è chi sbruffa, chi gli rinfaccia qualcosa, chi esplicitamente lo manda a quel paese. Lancaster stesso perde lo slancio e un po’ il sorriso. Se a un certo punto si sentiva così bene da poter reggere il confronto con un cavallo, improvvisamente si fa male e inizia a zoppicare. La villa successiva pare più lontana, e più ostile. Ad ogni villa scopriamo un pezzo della vita di quest’uomo, e lui con noi. Non possiamo sentire l’acqua sulla pelle, ma ti monta l’ansia. Lancaster pare invecchiato, i suoi piedi sono sporchi, i suoi occhi lucidi, le sue labbra sofferenti. Un’altra villa, e pare trascinarsi, e una piscina ancora, e nuota a fatica, e finalmente casa.
Non ho dormito la notte perché non volevo fare il mio sogno ricorrente in cui sogno di partire dalla mia casa di bimbo per arrivare alla mia casa attuale, e parto di corsa per poi andare piano, sempre più piano, per poi trascinarmi, fino a che non vedo la porta in lontananza, e non riesco ad aprirla, mai.
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Consiglio acquisto SW

Ciao a tutti, a breve dovrò cambiare auto e prendere una station wagon ed ero indeciso su cosa puntare.
Come budget punto sicuramente a stare sotto i 30k, ma punto ad acquistare sui 20k (magari con KM 0 o sfruttando qualche sconto per rottamazione dato che ho una diesel euro 4). Per le motorizzazioni puntavo o al diesel o all'ibrido. Quest'ultimo ci potrebbe stare perché faccio circa 20, 25k all'anno, in genere in extra urbano ma con code frequenti (la mattina tendo a fare un percorso di 50 minuti di cui 15 o 20 in coda). In più tendo a cambiare lavoro di frequente, al momento uso l'auto ma è plausibile che passi al treno in futuro e l'auto finirei con l'usarla per tratti urbani nella maggior parte dei casi, poco indicati per il diesel ma idonei per l'ibrido.
Ad oggi mi sembravano interessanti Fiat Tipo, Toyota Corolla e Peugeot 308. La Golf Variat la trovo brutta un colpo e non ce la farei mai a prenderla, la nuova Skoda Octavia mi piace un casino ma si parte da 30k in pratica quindi è fuori dai giochi. Sulle Ford degli ultimi anni ho sentito pareri poco lusinghieri quindi stavo pensando di passare oltre.
Qualche consiglio? Tra gli aspetti che mi interessano di più ci sono sicuramente un ampio bagagliaio, magari con doppio vano, e infotainment ben fatto (normalmente non era un aspetto che seguissi molto ma da pendolare mi rendo conto che fa comodo).
Edit: aggiungo alla lista anche la Hyundai i30 wagon.
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Di come un tassista bulgaro mi salvò la pellaccia [Parte 1 di 3]

[L’itinerario che seguirò in questo breve racconto non sarà precisamente quello che feci all’epoca, cercherò di essere stringato e di seguire solamente le tappe principali di quel viaggio che mi cambiò la vita, per amor di sintesi salterò diversi paesini e particolari. Le tappe saranno: Trieste - Zagabria - Sarajevo - Belgrado - Sighetu Marmației - Sofia - Istanbul - Kulata - Salonicco - Atene - Patrasso - Ancona]
Avevo compiuto da poco 20 anni quando decisi che quell’estate avrei visitato tutti quei paesi che negli scorsi anni non avevo avuto modo di visitare. I soldi c’erano, non moltissimi, ma a sufficienza per tanti spostamenti, avevo calcolato parecchie notti in tenda e in treno, avevo due o tre contatti in Romania e a Belgrado, e l’unica cosa di cui ero certo è che sarei partito da Trieste a Giugno, per il resto sapevo solo che volevo scoprire quanto più possibile dell’est Europa. L’idea del budget me la feci studiando le tratte e i cambi di moneta, feci la somma di tutte le tratte in treno che avrei dovuto fare, comparai con bus e mi informai su internet in merito agli autostop, mi calcolai non più di 15€ al giorno per mangiare, e consideravo che in posti come il Maramureș ne bastano anche 4€. Sebbene i tanti calcoli che comprendevano anche un possibile traghetto finale rimasi comunque a corto di soldi negli ultimi giorni, rischiando pure di rimanere bloccato al confine tra Bulgaria e Grecia.
Comincio col dire che non sono di Trieste, per essere esatti all’epoca vivevo a poco più di 400 km dalla città, ma c’era più di un motivo per partire da lì: conoscevo un posto dove poter dormire senza pagare, per caso c’era in centro un mio carissimo amico ad aspettarmi, e poi Trieste è bellissima. Un po’ di autobus un po’ di autostop e arrivai in città cercando subito il posto dove mi sarei sistemato per la notte, era una scuola gestita dai Gesuiti dove partivano molte missioni umanitarie. Non ricordo benissimo l’ubicazione ma se dovessi tornare a Trieste credo ritroverei quel posto, era relativamente vicino al giardino Muzio de Tommasini, salendo per via Fabio Severo, poco prima dell’Università. Giuseppe era piuttosto esperto di viaggi verso l’est, all’epoca era nella Lega Missionaria Studenti, un gruppo di fanatici attivisti religiosi che non mi andavano per nulla a genio, ma Giuseppe era diverso, lui non era con quelle persone perché smosso da chissà quale impeto moral-religioso, macché, lui era lì tutte le estati per un semplice motivo: la fica. Certo, era bello aiutare gli anziani e gli orfanelli, ma anche sbatterglielo in culo alle giovani purissime missionarie era per lui motivo d’orgoglio. Quella notte fu impossibile dormire a causa del pavimento della scuola, butterato e con diversi strati di polvere, avrei dovuto comprare un materassino più solido per il sacco a pelo, ma all’epoca avevo paura a caricarmi troppe cose, avevo l’idea che se avessi cominciato con i materassi di lusso e i cuscini a prova di fulmine mi sarei presto ritrovato a scarrozzarmi comodini, sveglie meccaniche, forni a microonde e impianti hi-fi. Ero un coglione. Così forzai Giuseppe a passare la notte per le strade di Trieste, dove inscenammo un finto litigio al giardino lì vicino.
[N.d.A: questo è un nostro cavallo di battaglia, lo chiamiamo semplicemente “Alice”. “Alice” in pratica è un esercizio d’improvvisazione teatrale di nostra invenzione, quando uno dei due chiede all’altro: «Ma come sta Alice?» è il segno che si vuole cominciare, è regola che non ci si possa sottrarre alla sfida indipendentemente dal contesto. L’idea è che chi ha chiesto per primo come sta Alice sia anche interessato romanticamente alla suddetta, mentre chi risponde deve costantemente sviare oppure parlare di altre Alice confondendo il più possibile l’interessato. Più volte, dopo un’escalation di equivoci e battibecchi, abbiamo finito urlandoci l’uno contro l’altro per poi, dopo pochi passi di sfida, abbracciarci solennemente, tra gli applausi oppure lo sconcerto generale. L’ultima volta che è successo è stato tre anni fa, lo presi parecchio di contropiede, anche perché ero testimone al suo Matrimonio.]
Senza aver quindi dormito partii per la Croazia, dove restai qualche giorno nei dintorni di Zagabria. Una cosa che notai subito fu la furia assassina con la quale gli autisti dei bus croati viaggiavano, temevo per la mia vita ad ogni sorpasso, l’autista per le curve seguiva la traiettoria di una Formula 1 all’ultimo giro utile di qualificazione. Il paesaggio sloveno che superai lo conoscevo già, avendo tempo addietro sostato a Maribor, una bellissima città fiorita sul Drava. L’ostello che trovai vicino alla stazione centrale costava poco e nei dintorni c’erano molte zone dove ci si poteva accampare, d’estate per fortuna viaggia molta gente per cui non si era mai davvero soli. In città mi feci fare un cappello da un artigiano, il mio pessimo slavo e il suo terribile italiano non furono particolarmente d’impaccio. Ebbi in quei soleggiati giorni l’occasione di visitare il Museo d’arte Moderna, rimanendo impressionato non tanto dal Liberty croato (di grande pregio e dalle magnifiche intuizioni cromatiche, un continuo scontro tra paesaggi algidi e freddi e intarsiature dorate) quanto dall’incredibile catalogo di artisti avanguardisti. Poter vedere le opere di Anto Jerković dal vivo mi ha fatto molto riflettere sulla qualità dell’Informale europeo, sulla diversità degli stili e l’influenza immensa di van Gogh e Yves Klein sull’arte pittorica contemporanea [anche se, a onor del vero, il più originale interprete di Klein per me resta il californiano Don Van Vliet]. Una sera che ero per la Ulica Ivana Tkalčića, mi misi ad ascoltare una band garage in uno dei tanti locali della via, feci velocemente amicizia con una coppia e parlammo tutta la notte de Le ballate di Petrica Kerempuh mentre io ero reduce dall’apocalisse grammaticale di Viaggio al termine della notte. Céline mi accompagnava in quei giorni, quando non disegnavo sul mio taccuino lo leggevo avidamente, prendendo appunti come faccio sempre a bordo pagina, sconfinando nei paesaggi di una Francia oscena e decadente mentre attorno a me i giovani sembravano aver dimenticato il suono delle bombe di un decennio fa.
Partì per Sarajevo che era giorno, prendere i treni-notte mi sembrò una grande idea per diversi motivi: il primo era che costavano poco e mentre ti spostavi potevi dormire, il secondo era che essendo estate erano tanti i giovani che facevano Interrail o robe così, il solito discorso, meglio stare sempre in compagnia. Peccato che a discapito della mia geniale intuizione quasi tutti i viaggi su rotaia si rivelarono dei pandemoni hippie, dove la gente beveva e fumava tutta la notte gozzovigliando al suono della peggior musica balcanica. Per carità, sempre meglio dei Modena City Ramblers, ma comunque uno stupro per le mie orecchie all’epoca dedicate al dolce suono dei Minutemen e di Iannis Xenakis. In quel viaggio per Sarajevo mi ritrovai in cabina con un gruppo di francesi veramente molesti. A parte il continuo far casino, che potevo benissimo capire, era lo “stile” a destarmi irritazione. Giocavano a orribili giochi di società per smartphone, di quelli dove devi riconoscere il marchio famoso e scriverne il nome o boiate simili. Nessuno di loro, fra l’altro, aveva la benché minima idea di chi fosse Luis-Ferdinand Céline. Beh, ero uno snob di merda, portate pazienza, avevo anche appena 20 anni, oggi probabilmente romperei meno i coglioni e giocherei con loro. La notte tentai di dormire ma non servì a molto, perché appena mi addormentai ci fermarono alla dogana. Fu un viaggio tosto, passai molto tempo nel corridoio mentre la notte ingoiava ogni residuo stellare, ballavo, pisciavo nel lavandino (il cesso era intasato di lattine di birra), pensavo a com’era bello il mio cappello artigianale e a quanto fossero grandi i corvi croati.
Una delle prime cose che imparai della Bosnia ed Erzegovina è che “barbiere” si scrive “Freezer” e questo mi faceva ridere da matti. Arrivati alla stazione di Sarajevo ero a pezzi e pieno di rancore per i francesi scassa-balle, erano le 4 e mezza del mattino e non c’era anima viva, se non un tipo piuttosto giovane e pelato che mi venne subito incontro chiedendomi in un buon inglese se avevo già dove dormire in città. Allora ragazzi: non fidatevi mai di gente che aspetta i turisti alle stazioni, se vi va di culo finite come tra poco vi racconterò, se vi va male… vi va male. Comunque io ero cotto e avevo bisogno di un giaciglio vero, per cui accettai la sua offerta di portarmi al suo “ostello”. Mentre eravamo in auto il tipo ricevette una telefonata, capii che mi riguardava ma non riuscivo a decifrarne il contenuto. Ad un certo punto il tipo mi guardò e mi disse che c’era un problema: gli sono rimaste due camere ma siamo troppi maschi e ci sono due ragazze, la sua collega ha infatti intercettato dal mio stesso treno un gruppo di cinque francesi. Considerando di aver ballato e bevuto per tutta la lunghezza del treno sapevo benissimo che l’unica comitiva di testosteroni francesi non poteva che essere la mia. Insomma, dice il tipo, qualcuno deve dormire con le ragazze olandesi che sono già in ostello, mentre gli altri andranno in camera con due anziani. Indovinate quindi con chi feci andare i francesi. L’ostello non era tale, o meglio, era un luogo con quattro pareti e un soffitto, ma era osceno. Era tutto in cemento vivo, non sembrava nemmeno finita la struttura con tutte le armature in ferro ben visibili e arrugginite. Il pavimento della camera che dividevo con le olandesi era spaccato e in salita. La mia prima mattina in quel posto resta una delle mie sveglie più assurde ed improbabili. Seduti su una sorta di terrazza che sembrava stare in piedi con lo sputo ci siamo io e le olandesi a mangiare una buona colazione portata dal proprietario, ma quando si presentano i francesi non riesco più a mangiare. Arrivano, tutti pallidi e visibilmente stanchi, assieme ai loro due compagni di camera: due stravecchi raggrinziti vestiti (non sto scherzando) da gendarmi nazisti, con tanto di fascia al braccio. Decisi in quel momento che non mi andava di passare troppo tempo in ostello.
Sarajevo è una città straziante, sotto il suo strato di cemento e polvere si celano le nevrosi e le tragedie di troppe guerre e conflitti. Visitai poco la parte turistica della città e dedicai parecchio tempo alle periferie e ai borghi a causa del loro fascino umano. Visitai anche le città limitrofe, scoprendo diverse bellezze del paese. Una sera, passeggiando, con la coda dell’occhio vidi un uomo disteso malamente su una scalinata. Pensai fosse morto o robe così, e andai a controllare se era il caso di chiamare aiuto. Il tizio era grosso e puzzava di alcol, respirava pesantemente e provai ad alzarlo. Mi ci volle un po’ ma lo misi a sedere. L’uomo, cominciò a raccontarmi in un buon italiano, aveva lavorato da giovane a Firenze dove aveva passato i migliori anni della sua vita, come un classico immigrato in cerca di fortuna. Tornava poco nel suo paese, ma abbastanza per farsi una famiglia. Purtroppo la distanza e la sua voglia di viaggiare non furono un sufficiente collante, e ora da qualche mese cercava di riallacciare con la sua unica figlia, inutilmente. Era caduto in depressione e non faceva altro che bere. Lo riaccompagnai a casa, un piccolo appartamento di periferia, bianco fuori e con delle orribili luci verdi all’interno. I muri sembravano di cartapesta, pieni di crepe dalle quali sbucavano fuori insetti di ogni forma. C’erano parecchie bottiglie a giro e DVD di film italiani, tra cui Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi. Come per Giovanni delle Bande Nere anche per il mio nuovo amico sembrava non ci fosse molta speranza, era tornato a casa per ritrovare la famiglia, ma sua moglie l’ha rinnegato e la figlia non voleva parlarci. Non bevvi quello che mi offrì, e parlammo fino a notte inoltrata, prima di salutarci per sempre.
In un altro vicolo della città in cui mi persi in quei giorni plumbei venni attratto da dei rumori curiosi, come di vecchie VHS. Girando un sudicio angolo scoprii questo posto che sembrava strappato dalla realtà circostante. Era una sorta di pub collassato su se stesso, pieno zeppo in ogni centimetro di vecchissimi mobilii, cornici, set di tazze e tazzine, lampadari di ogni genere e non tutti appesi al soffitto che ne era comunque saturo, tutto sembrava dorato e riflettente, specchi arrugginiti e deformanti, sedie di ogni dimensione e colore, tutte antiche, come anche i tavolini e il bancone. Ma la cosa più strana era la presenza di decine di vecchi televisori, tutti accesi, dove delle videocassette mandavano scene della vecchia Sarajevo. Ero stordito e ammaliato da tutto questo. Nero, così si faceva chiamare il proprietario, era piuttosto giovane, mi spiegò che era figlio della più famosa coppia di antiquari della città. Lui non aveva mai vissuto molto a Sarajevo, era infatti un viaggiatore anch’egli, pieno di aneddoti spassosissimi resi ancora più ilari dai buonissimi rum che continuava a versarmi. Purtroppo i suoi genitori vennero a mancare l’anno prima, e così si ritrovò con garage e garage pieni delle cose più strane e improponibili. Decise quindi di trasformare il vecchio negozio dei suoi genitori in un locale dei più eccentrici mai visti. Dopo qualche ora s’era fatta una certa e io avevo fame e chiesi a Nero quale fosse la miglior baracca della zona dove rifocillarsi a dovere, lui mi indicò la porta esattamente di fronte al suo locale. Gli dissi che non mi andava di mangiare a casa di qualcuno, preferivo un locale o comunque un postaccio dove poter degustare qualche specialità. Allora mi prese per mano e mi portò al portone, bussò e ci aprì un cameriere. Ok, allora è un ristorante, senza insegna ma ok. Alla vista di Nero il cameriere iniziò a tirare fuori tavolini e sedie, apparecchiando in mezzo alla stradina, dopo poco mi prende e mi fa entrare in quello che chiaramente è l’androne di un normalissimo condominio, scendiamo delle scale a chiocciola che, normalmente, porterebbero ad uno scantinato, e dove invece risiedeva una piccola ma ordinatissima e pulitissima cucina. C’era un cuoco e il suo sous-chef, stavano preparando cose inimmaginabili per il mio limitato olfatto. Mi chiese cosa mi andava di mangiare e io gli dissi che mi fidavo pienamente di qualsiasi roba potesse uscire fuori da quello sgabuzzino. Feci strabene. Mi portarono quello che, ad oggi, è il più buono, tenero, burroso e gustoso filet mignon al pepe verde che abbia mai divorato. Quella cena me la pagò Nero di soppiatto, costringendomi moralmente a tornare la sera dopo accompagnato dalle due olandesi che letteralmente impazzirono per il posto. Vorrei tanto ricordarmi di preciso dove fosse ‘sto locale, ricordo solo che era una traversina di una parallela di Mula Mustafe Bašeskije, nient’altro.
Un’altra cosa che mi colpì molto della città fu la famosa piazza Baščaršija su cui si affacciavano rispettivamente una moschea e una chiesa ortodossa. Mi sporsi alla moschea e potei seguire tutta la funzione. Le enormi scritte sui muri dipinte su dei semplici tendaggi mi ricordarono quanto la Parola per gli ebrei e gli islamici abbia un valore diverso e catartico, i cristiani infatti credono che il Verbo si sia fatto Carne, ed in questo Cristo rappresenta il tramite per il divino, non più Profeti ma direttamente la Parola che respira come noi. Nella moschea invece la Parola prendeva forme e colori diversi ma rimaneva Parola, e anche se salmodiata con ipnotica intensità si poteva avvertire tutto il suo peso morale. Oggi, studiando sopratutto testi del buddismo c’han e dello zen giapponese che ne deriva, scorgo ancora più malinconia in quelle religioni che si appigliano alla Parola con strenua fedeltà. La paura e la povertà fanno prosperare le religioni, che serpeggiano tra tappeti, sedie e simulacri, s’aggrappano alla mortalità e promettono una fine alle sofferenze. È una vita sacrificata sull’altare della morte.
Quando arrivai a Sarajevo avevo in mente un preciso itinerario, ma decisi di sostare in Serbia prima di andare in Romania, anche se mi era stato sconsigliato da Giuseppe mentre ero a Trieste. Presi un altro treno notturno assieme alle due ragazze olandesi che bevvero vodka per tutto il tragitto. Quando mi svegliai il paesaggio era cambiato drasticamente: villaggi ridotti ad una fatiscente miseria si accavallavano uno dietro l’altro mentre ci avvicinavamo a Belgrado. Ricordo che l’aria era torbida e colorata di un pesante ocra.
[FINE PRIMA PARTE, scusatemi ma sono un po’ stanco di scrivere! Mi scuso per ogni eventuale errore grammaticale e per la scarsa chiarezza della prosa ma non sono abituato a scrivere di getto. Domani, sempre che interessi, butterò giù del resto del viaggio, ma temo ci vorrà una terza parte per concluderlo.]
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Fracchia la belva umana.txt

Ahh! VOCI NON UDIBILI Chi è? Ahh! Op! Op! Op! Op! Op! Signora bilancia sia umana! Luuh! Cristo! Luuh! Che fa? Si nasconde perché oggi è il ? - No mi ha sbattuto la porta sul naso. - Ecco il conto. - Sono . lire. Controlli. - No si figuri! Aspetti. Adesso non ho neanche i soldi per il cappuccino. - Arrivederci. - Davvero non vuole controllare? - Signora! Quando c'è la fiducia... Due diviso sei... Riporto quattro. - Allora controlla! - Chi? Centottantamila diviso... - Signor Fracchia buongiorno. - Buongiorno. - E' gentile! I trafficanti di oppio di Bangkok si arrendono! - Ti ho ammazzato! - Insomma. Ci vediamo domani. Gigetto vieni dentro! Aspetti. Il biglietto. Tie'! - Signorina Corvino! - E' lei! - Sa che giorno è oggi? - Secondo l'oroscopo è una giornata di merda! - E' venerdì. - Ha promesso di venire al cinema. - Vede? Gli oroscopi non sbagliano! Le avevo detto di dimagrire almeno dieci chili! - Sono dimagrito. - Dovevo dire "settanta"! - Come? - Lasciamo perdere. - Andiamo all'Ariston? - Io scelgo il film e poi mi porta a cena. - Sì. Il ristorante Io scelgo io! - Che c'è? - Lei di che segno è? - Io? - Sono Topo. - Lo sospettavo. Eccolo! - Ciao. - Ciao. E' stato lui? Mi tocca "andare sotto" di nuovo. E' lui. Altoparlante "II signor Fracchia dal dottorOrimbelli." Orimbelli? Preferisco andare sotto. Avanti. - Scusi. - Che cosa desidera? - Io niente. Mi ha chiamato il dottor Orimbelli il signordirettore. - Lei sa che cosa vuole? - Sì aspetti. - Vuole degradarla. Passerà alla confezione cioccolatini. - Bene! Certo! La sbattono a incartare cioccolatini e lei dice "bene"! - Io ho detto "benino". - Di questo passo finirà a pulire i cessi! Io ho la mia dignità! Adesso voglio impegnarmi per... Dica al suo capoufficio che manderò lui a pulire i cessi! Mi annunci voglio parlargli! Dottore c'è Fracchia. - Gli dirò... (interfono) Faccia passare! - Non può ricevermi vero? Ha detto di farla entrare. - Mi è sembrato di sentire che non può ricevermi. - Vada! Devo entrare non c'è speranza. Non sente. Busso di nuovo. - Che cosa fa? - Ho bussato. La smetta buffone! Entri! Ah! Oh! - Chi si lamenta? - E' permesso? - Avanti. - Avanti? - Che cosa vuole? - Sì. - Come "sì"? - Si accomodi prego. - Sulla poltrona? Sì. - E' meglio qui. - Sulla poltrona. E' comodo? Sì molto. Allora. Che cosa fa? Si alzi perfavore! - Sono a mio agio. - Si sieda sulla poltrona! - Se ci tiene. - Si sieda! - Va bene. Scusi. - Ricapitoliamo. - Aspetti. - Che cosa fa? - Gli do una strizzata. - Si sieda! - Sono poltrone insidiose. - Di che reparto è? - Da militare? - Come dipendente. - Siamo nelle mani del destino! - Com'è inserito nell'organigramma dell'azienda? - Come? - Sa cos'è un organigramma? - Nel... - Che dice? L'organigramma... - Ha tutte... - Le branchie? - No! Quelli che... - L'organigramma ha le pinne? - No! Ha una cosa così. - Ha la cresta? - Sono nel marasma più completo. - Non può aiutarmi? - Io? Non ricorda niente del mio passato? - Lei deve ricordare qualcosa! - Io ricordo solo un prato verde. - Un prato verde? - Improvvisamente lì... - Dove? - Asinistra. - Poi? - E' venuto un cigno. - Un cigno? Aveva un organigramma. - Ma che dice! - Sono confuso. Non ricordo. - Lei non sa chi è né che lavoro fa. - No. - Che cosa sa? - Gioco a ping-pong nelle ore di ufficio. - Quando lavora? - Mai! - Davvero? - Si informi Io sanno tutti. Non devo informarmi se Io dice lei. Sono un cialtrone non lavoro mai. Mi sono fatto la spia da solo! Basta! L'ho convocata qui perdegradarla. Glielo dico brutalmente. Lei laverà i gabinetti! Com'è buono lei! Abbiamo fatto tardi. Guida come una lumaca! - C'era traffico. - Sediamoci qui. - Sì. - Che fa? - Hanno ridotto il numero dei posti. Qui c'era una poltrona. Ahh! Ah! - Ah! - Oh! Ah! E'formidabile! Gagliardo! E' vero Fracchia? Sì è molto bello! - Questi film mi "fanno morire". - Anche a me. - La violenza mi eccita! - Anche a me. Non posso distogliere gli occhi dallo schermo. Come fanno a tirare fuori tutti quegli intestini? Diffidi. A questo punto si vede bene che è tutta roba di plastica. - Tiene gli occhi chiusi? - E'finito. Li tenevo a fessura per la messa a fuoco. - Sa che le dico? Lei non è un uomo. - No? E' una "merdaccia"! Si alzi. Com'è umana lei! Vuole che Io riveda? Per me è un godimento! Se vuole Io rivedo tutto. - Commissario non ci sono dubbi. E' la Belva. - Ero sicuro. Questa volta ho visto molto chiaro. Questi di chi sono? Le apro la portiera signorina. Prego. Non vada piano. Ho fame! Io non uso l'auto molto spesso. Chiuda! SCRICCHIOLIO DI OSSA Ahh! - Che c'è? Io ho fame! - La mano! - Ho fame. - Ahi! - Uh! Uh! - Ahi! - Uh! Uh! - Qui Auricchio. Mandate due auto a Largo Ponchielli. (radio) Attenda. - Dicono sempre di attendere! (radio) Ha chiesto due auto? - Sì. Belgio in due minuti e Bari in quattro. - Ha detto Bari ? Chi parla? (radio) Radiotaxi. Dica. PERNACCHIA Alla gente place andare al mare./i - Va bene qui? - Tu e la "culona" avete parcheggiato male! - Come si permette! - Non reagisca. - L'ha chiamata "culona". In questo locale trattano male tutti i clienti. Questo è il divertimento. - Buonasera signore. - Vaffanculo! - Ha sentito? Se Invece del vitello/i ti danno il mulo... ... tu mangia staizitto/i e vaffanculo!/i Chi è questo stronzo? - Grazie. Permette? (in dialetto romano) Non ti tocco! - Vorrei un tavolo per due. - Un tavolo a questo "merdone". - Ti servo io. Reggi la "pippa". - Salve. Che spiritosi! - Mettete il culo qui. - Grazie. - Che fa? - Non rompere il cazzo! - E' divertente! - Non li sopporto! - Calmati! - Gli spacco una bottiglia in testa! Andiamo! Caro Fracchia questo locale è fatto così. Si diverta! Faccia come me. - Signora! - Mascalzone! Ogni azione deve essere sincronizzata. Andiamo. La prima azione è una stronzata. - Sincronizziamo gli orologi. - Sono le . - . - . Facciamo a occhio è meglio. Andiamo. - Che divertimento! - Perchè ridi cornacchia? - Guardi. - Signorina siamo fatti uno per l'altra. Lalalà!/i - Scusi. Adesso è entrato un uomo... Benvenuti a questl frocioni/i belli grossi e capoccioni. Tu che sei un po' '/i'frì frì"/i che hal da dire?/i Continui a suonare. Non s/iono frocione né frì frì./i S/iono c/iommissario/i e ti faccio un culo così./i - Scusi. - Continua a cantare. Voi fate uscire i clienti con calma. Continua. Tu sei 'recchione.../i Per secondo hanno "salti in culo alla mignotta"... ..."piselloni alla mandrilla" e i fagioli. - "Fagioli alla scoreggiona"? - Sì. - E' la loro specialità. - Polizia. Dovrebbe uscire. - Sì. - Vuole i fagioli? - Sì. - I piselloni alla mandrilla? - Sì. Chiamo il cameriere e gli dico una cosa brutta. Cameriere! - Senta stronzone... - Dice a me? - Sì. - Fagioli alla scoreggiona per il "cesso". - Sì dottore. - Non mi diverto più. - Perchè? - Il locale non è più all'altezza. De Simone si vede che sei un poliziotto. Guarda come sei vestito! Non fare Io stronzo. - Avevo pochi amici. - Lo credo. - Ero triste quando ero piccolo. Controllatelo. Ricordate che la Belva Umana è più veloce di un cobra. Però noi Io freghiamo. - Vuole vedere una mia foto da piccolo? - Va bene. - Grazie. SPARI II locale è ancora all'altezza. - Ecco la Belva Umana! - Sono io. - E' per il risparmio energetico? - Sì! - Perché adesso non ordini i fagioli alla scoreggiona? - Non ho più fame. Cara Belva Umana perte saranno volatili perdiabetici. - E' un quiz? - Saranno cazzi amari! - Bene. - Ricominciamo tutto daccapo. - Sì. - Come ti chiami? - Il mio nome è Giandomenico. Il cognome è... - Fracchia! - Ho indovinato? - Bravo! - Questi chi sono? Frank Gruber? Abdul Kadullah? E questo chi cazzo è? - L'ultimo ha un nome familiare. - Mi prendi in giro? - No. - Non voglio maltrattarti. - Lo so. Ah! - Ti sto maltrattando? - E' per la giacca nuova. - Dimmi il tuo vero nome! - Scelga uno di quelli a suo gusto. Devo scegliere io! - Aspetta. - Sì. - Non muoverti! - No. - Commissario... - Togliti! Sei sempre in mezzo! - L'altra volta... - Fai dei segnali strani. - Che c'è? - Io... - Silenzio! Eccole. Quante volte devo ripeterlo? E' un povero deficiente! - Lo proteggi perché sei la sua amante. - Non mi farei mai toccare... ...da quell'invertebrato! - La Belva è un invertebrato? Magari fosse la Belva Umana! E' una merdaccia! - Riconosci queste? - Non vedo bene. Non saprei. - Mi dia un suggerimento. - Basta! - Sono Anne e Babette Brown le tue amanti! - Molto lieto. - Qui le riconosci? - E' la foto di una contorsionista? Le hai fatte a pezzi e messe in due valigie per sviare le indagini! Le dispiace chiudere le valigie? Mi fanno impressione. Allora questo chi è? Questo è... E' Fracchia a una festa di Carnevale. Toglietelo di mezzo! Gli fanno impressione! Questi non ti fanno impressione? Rapina di Dusseldorf otto morti. Banca Nazionale del Lavoro morti. E tutte queste rapine? Hai rubato anche due autobotti di acqua santa a Lourdes! Due autobotti? Metto in ordine. Lei è disordinato. - Madonna! - Credevo che giocasse. Credetemi commettete un errore. E' il più cretino dei miei colleghi. Telefonate in fabbrica. Verranno in a riconoscerlo. Tu sei la Belva Umana. Ma se io mi incazzo divento brutto! - E' sulla buona strada. - Ti spezzo la carotide maledetto! - La cravatta no! - Toglietemelo dalle mani! - Commissario! - Permette un attimo? - Continua. - Toglietemelo dalle mani! La Corvino è sincera. - Forse lui non c'entra. Io farei un confronto. - Non dire cazzate! Lui è la Belva Umana! Lui non è la Belva Umana è Giandomenico Fracchia. De Simone la mia idea del confronto era giusta. Chiunque avrebbe sbagliato. La sua somiglianza con la Belva è incredibile! - Siete uguali come due gocce d'acqua. - Sì uguali! - Fracchia voglio andare a dormire! - Arrivederci. - Buonanotte. Fracchia! Per ragioni legali ho dovuto perquisire la sua auto. - Ha fatto bene. - Commissario. Perché fa quella faccia? Le avevano detto che hanno dato un'occhiata! - L'hanno guardata bene! - Guai a toccare l'auto di voi italiani! Manca anche il bollo. Signorina ha visto che bella luna questa sera? - Sembra finta. - Che bella frase! Fracchia lei è un poeta! Andiamo in quel posticino con le candele. Ha combinato abbastanza guai. Mi porti a casa. - Questa sera non può succedere più niente. - Con lei non si sa mai. E' tutto chiarito con la polizia. SIRENE - Fermo! - Siamo della Digos. - Sei fottuto Belva! Rispondi a tono. Noi conosciamo molti modi perfarti parlare. - Sì dirò tutto. - Bene. Come ti chiami? - Io... Non vuoi parlare? Che mi dici delle gemelle Anne e Babette Brown? Sei ostinato! Parlami della strage dell'aeroporto di Dusseldorf. Perché non parli? Posso continuare così fino a domani mattina. Lei sì ma io non credo. Ricominciamo. Come ti chiami? Come ti chiami? Rispondi! Telefonate al commissario Auricchio alla Questura ai colleghi... ...ma telefonate subito così andiamo a dormire! Prego. Signor Fracchia poteva dire subito la verità. Lui... scusi ma... - Buonanotte. La sua auto è giù. - Grazie. - Le abbiamo dato un'occhiata. - Un'altra? Stia attento Fracchia! Che cosa fa? Vada dritto Fracchia. Attenzione! Un po' più a destra. Un po' più a destra! Adesso giri. Freni! Oddio! Quella è la mia auto! Era la mia auto! Abbiamo concluso trionfalmente questa bella serata! Grazie! - Aspetti! - Lasci perdere. Non si avvicini! - Guardi come ha ridotto l'auto! - Aveva detto che non ci teneva. Stia zitto! E' l'ultima volta che esco con lei! - Signorina! - Che c'è? - Alla fine della serata... ...speravo che mi avrebbe invitato a bere qualcosa. - No. Vorrei vedere i suoi album di fotografie. - Chissà come era carina da piccola! - No. - Sì. - Io le piaccio vero? - No! No! No! Che cosa desiderate? A cosa devo il piacere? Le riconosci queste? Sono le gemelle Anne e Babette Brown famose spogliarelliste. Le ho fatte a pezzi e le ho messe nelle valigie persviare le indagini. - Questo sono io durante la rapina a Dusseldorf. - Sta confessando! Ho ucciso due vecchie e un bambino di anni. Questa è la rapina alla banca di Empoli. Questa è una troia maltese di origine napoletana. - Questa è mia moglie! - Come? Sua moglie? E' una santa donna. Sono sicuro che è una buona moglie. Non è quella... Si vede subito. - Ha confessato tutto! - C'è un errore di persona. - Rilasciatelo e mandatelo fuori. - Fuori no! Ci sono ancora la Guardia di Finanza i vigili i pompieri i rigattieri. - Ha ragione. - Con le nostre pattuglie in giro sarà arrestato. - Che cosa facciamo? - Mettiamolo in prigione. - Come? - Fino alla cattura della Belva. - Ma guarda come è ridotto! Non può stare in prigione tanto tempo. Dobbiamo trovare un'idea valida. De Simone non infastidirmi! Trovate una buona idea. - De Simone che c'è? - Possiamo dargli un lasciapassare. Ha detto la stronzata del giorno! - Idea! Diamogli un lasciapassare. - Bravo! - Mi è venuta così. "Si dichiara che il possessore del presente lasciapassare..." "...non ha niente a che vedere con il pericoloso bandito..." "...ricercato in tutto il mondo e soprannominato Belva Umana." Comandante CC DIGOS Polizia timbro e firma. Caro Fracchia mi guardi bene negli occhi. Non deve mai separarsi da questo foglio... ...altrimenti per lei sono guai. - Signor Fracchia ha dimenticato questo. - Che cos'è? - Il lasciapassare. - Grazie. Buonasera. Mi saluti sua moglie. Niente. Scusi. - Dov'è la mia auto? - Dietro di lei. - Grazie. - Prego. Molto gentile. Buonasera. Abbiate pietà! C'è nessuno? I Carabinieri la Polizia la Digos il lasciapassare la galera! Che razza di serata! Proprio a me doveva capitare questo stronzo di Belva Umana! Percolpa sua ci vado di mezzo io. - Se mi capita tra le mani gli faccio... - Un culo così? - No gli strappo le orecchie! - Non esagerare. - Sono già a casa? Buongiorno. - Molto lieto. - Siediti verme! Devo sedermi qui? Ecco. Sono tranquillo. - Ho detto "siediti"! - Lei mi ha fatto cenno di... - Siediti là! - Qui? Questo tavolino è molto... ...pregiato. - Dammi il lasciapassare. - Come? Ecco... Ecco il suo lasciapassare. Veramente non dovrei darglielo altrimenti finisco nei guai. C'è tutto. I timbri e la firma di Polizia Carabinieri... - Alzati. - Va bene. Girati. Molto interessante! C'è una novità. Da oggi io abito qui. Bene. Sono contento. Divideremo questo a seconda delle esigenze. - Certo. Secondo le sue e le... Le mie. Le sue. D'accordo. - Oggi serve a me. Dammi la tua "filippa"! - Come? - Il vestito imbecille! - Sì. Le vanno bene le scarpe i pantaloni la giacca? - Cos'è questo odore? - Scusi signor dottore. Signor dottor Belva ho la sensazione di essermi cagato addosso. - E' cacao. - E' il cioccolato della catena di montaggio della fabbrica. - L'ha buttata dalla finestra? - Prendine un'altra senza cacao. - Le porto la giacca della domenica. - Porta quello che vuoi! Signor Belva per la giacca che ha buttato... Non c'è speranza. Ricorda che sono allergico al cacao. Sono io. Hai trovato gli "apostoli" per la "rapa"? Sai che voglio il meglio. Okay. Mandali dove ti ho detto. Ho trovato la giacca! E' senza cacao. - Tu merdaccia! Anche lei! Mi chiami "stronzo" per cambiare. Finché sono fuori tu non esisti per nessuno. Se parli zac! E' chiaro? Chiuditi in casa. - Non rispondere a "l'orecchione". - L'ingegner Martini? - Lo sa anche lei? - Parlo del telefono scemo! Accompagnami alla porta. - Stia tranquillo. - Ricorda non ci sei per nessuno. Altrimenti... Buongiorno signor Fracchia. In terrazzo. - Che fa signor Fracchia? - Togliti di mezzo! - Vecchia mascalzona! Ha rotto il fucile! SUONO DELLO SCACCIAPENSIERI (in dialetto siciliano) Chi è? - Figlio mio! - Mammina! - Ti voglio baciare le mani! - Mamma smettila! Non baciarmi sulla bocca! - Voglio baciarti! Figlio benedetto! Sei venuto per il compleanno della tua mamma! Stavo preparando le melanzane e pensavo a te! Guarda quante feste ti fa il cane. Ti riconosce sempre. Anche se passassero mille anni lui si ricorderebbe di te. Adesso vai via perchè c'è mio figlio. E' venuto per me! - Ti voglio baciare tutto! - No! - Fatti baciare! - La bocca no! - Voglio baciare la cravatta la giacca. - La mano! - Mamma lascia stare. - Hai il collo sporco. - Lo lavo? - No. - Ti lavo le orecchie? - No. - Lavo la camicia? Stiro i calzoni? - No. - Lucido le scarpe? - Basta! RONZIO Bello figlio mio! Ti pulisco le scarpe. Ti dico quello che preparerò domani per la festa della tua mamma! Ti faccio i "carduzzi" affogati gli "scarrabozzi" con menta... ...i "fuculuzzi" con le sarde e perfinire il dolce al cioccolato. - No! - Ti faccio i "pastrocchi" al cioccolato! - No ti prego! Ti è venuta la tosse? Vuoi che prepari un altro tipo di dolce con la cioccolata? - No. - Che c'è? - Mi hai cresciuto a quintali di cioccolata. Aria! Solo a sentire "pastrocchio di cioccolata" mi manca il respiro... ...mi viene la febbre e il viso si riempie di squame. Ti curerò la pelle squamata. Ci metterò l'unguento e ti darò tanti baci. - Vi manda Valerio? - Sì. - Ci manda Valerio? Certo. (insieme) Sput! (insieme) Sput! (insieme) Sput! - Io mi chiamo Tino. Lui è Pera. - Perché "Pera"? Ma quando lavora... - Lui è Neuro. - Perché "Neuro"? Ho capito. - Siete i migliori? - Sì. - Facciamo un giro in auto e vi spiego tutto. La rapa è giovedì alla Banca Nazionale. Obiezioni? Dice che è difficile. Stronzo! Niente è difficile per me. In America mandano sulla sedia elettrica i deficienti come te. La Belva! Tenevi pronti questa volta Io prendiamo. Fermo polizia! Fermo! - Prendo il lasciapassare. - Piano. - Sono Fracchia commissario. Con calma. Il lasciapassare commissario. - Tenga. - Io credevo che... Giù le armi! E' Fracchia. Mannaggia la miseria! Questa del lasciapassare è stata proprio una buona idea. Così non ci sbagliamo più. Lei che cosa fa qui? - Facevo una passeggiata. - Oggi non lavora? Faccio il turno di mezzogiorno. - Di mezzogiorno? - Sì. Devo andare. Non voglio prendere una multa. Sono molto severi in ditta. Arrivederci. Fracchia! Venga Fracchia. L'accompagniamo noi. C'è molto traffico. - Prego. - E' la Centrale. - Sono Auricchio. - Prendi l'asciugamano. - La chiave. (radio) Commissario viene qui? - No accompagniamo... Sbrigati! (radio) C'è stato uno "strappo". La spina la corrente. Attacco la spina. Buongiorno signor Belva Umana. Si segga sulla sua poltrona preferita... ...pervedere i massacratori della polizia in Tv. Si accomodi. Si accomodi signor Belva Umana. - De Simone! Io da dove esco? - Scusi. Arrivo. - Vuole uscire di qua? - No esco dal tubo di scappamento! Disgraziati! Inetti! Imbecilli! Caro Fracchia è arrivato. Poi dicono che la polizia italiana non funziona. Noi proteggiamo gli onesti cittadini e i lavoratori come lei. - Arrivederci. - Chiamano dalla Centrale. E' urgente! - Vengo. Ecco Fracchia! Vi dirò quando dovete buttare il cacao. Fracchia! Fracchia è sordo? Oggi è più rimbambito del solito. Venga ho bisogno di lei. Fermi! E' con Orimbelli. Qui è il commissario Auricchio. VOCE DISTORTA DALLA RADIO Allora? Cosa facciamo? (radio) Balliamo.../i ... da tanto tempo non lo facclamo./i Non fare Io stronzo. Di che commissariato sei? (radio) Parliam/io. C'è la musica.../i Sei uno stronzone. E sei anche "recchione"! MUSICA DALLA RADIO Non guardarmi con quella faccia! Questo mi invita a ballare! Parlagli tu. (radio) Pronto. Commissariato di polizia. (radio) Qui Centrale. Chi chiama? - Ha funzionato! Perché a te funziona sempre tutto e a me no? Stai calmo. Sono Auricchio. Sei grande.../i ... quand/io dlci che tu ami.../i - Signorina mi porti la posta. - Sì. - Fracchia lei aspetti qui. Cacao! FRACCHIATOSSISCE Dove va la Belva Umana? Sempre più fifone caro Fracchia. Adesso non ha neanche il coraggio di affrontarlo. Altro che Belva Umana lei è una merdaccia! Che paura! Mi ha fatto tremare la sottana. Vada dal direttore e non Io faccia arrabbiare! Si accomodi Fracchia. Tutti sappiamo che lei è un mediocre. Lei è la quintessenza della mediocrità. Se sbaglio mi corregga. Lei tace quindi acconsente. Lei è un mediocre. Dobbiamo pubblicizzare un prodotto al cioccolato... ...chiamato il "Sempliciotto" che soddisfi il consumatore medio. Poiché lei è un mediocre... ...li assaggerà tutti e ci dirà quale le piace di più. - No. - Io odio la cioccolata. - Lei non è a un party! Non può rifiutare. Assaggi! - Non insista. - Le ordino di assaggiare! Apra la bocca! Direttore! Santo Dio! Che è successo? Chi è stato? Fracchia è impazzito? Eccolo! Pronti. Ora! No! Porca miseria! Si è spezzato il filo. Vado a togliere la corrente. Un attimo. Eccomi qua. Adesso unisco i fili. Non c'è nessun pericolo ho tolto la corrente. - Arrivederla signor Belva. - Torna dentro! - Hai la faccia da deficiente. - Abbiamo la stessa faccia. - No solo io ho la faccia da deficiente. - Stronzo! - Oggi tu usi quello. - Sì. - Devi sostituirmi. - Lo ha già detto. Mia madre non deve vedermi il giorno del suo compleanno con questa faccia. - Ha i brufoli. - Non illuderti fra due ore sarò guarito. - Speriamo. - Se sgarri zac! - Vedo che cominci a capire. - Sì. - Vai da lei. - Sì. - Fai quello che ti chiede. - Sì. - Accontentala in tutto. - Certo. - Comprale dei fiori. - Sì. - Zagare di Sicilia. - Va bene. - Ricorda! - Zagare di Sicilia. - Zagare di Sicilia. - Vai! - Sì. Arrivederla. Ciao. IL BAMBINO PIANGE - Perché piangi? - Cattivo! - Chiamo tuo padre. Il bambi... Così impari a fare il prepotente con i bambini. - Prendi! - Ahia! - Così impari a maltrattare le signore. Chi maltratta le signore? Buongiorno signora. Tanti auguri a me! Tanti auguri a mamma. Tanti auguri a me! - E' permesso? C'è qualcuno? - Figlio! - Chi è? Voglio darti un altro bacio! Un altro bacio! Non scappare! SCHIOCCO Figlio mio voglio darti un altro bacio! - No! - Vieni qui. - Le zagare! - Hai portato le zagare! - Chi è questa vecchia? - Che belle! IL CANE ABBAIA Come sono belle nel vaso! - Ahia! - Non fare male al cane... ...perchè è ancora un cucciolo. Sciò! A cuccia! Fammi coccolare mio figlio. Bello figlio mio! Che fai? - Dov'è andata la pantera? - Quale pantera? - E' uscita! - Non piangere! Oggi sei buono. Ti sei fatto fare tutto! Hai mangiato tutto e adesso vuoi anche il pastrocchio di cioccolata. - Per la gioia della mamma tutto Io "tracanna". - Senza panna? - Certo. Bravo! Mangia ancora. Dormi figlio sant/io/i che la mamma sta qui accanto. Ha manglato il/i ''figliuzzo"/i e adesso fa il "ruttuzzo"./i BOATO Hai fatto indigestione? Penso io a liberarti il pancino. - Figlio! - Pietà! - Che temperatura è? - E' caldo caldo. - Caldo caldo? - Sei bravo! Ti fai fare tutto. - Tutto? - Guarda per non farti male ho messo l'olio. Grazie! - Sei pronto? - Sì. - Ahi! - E' entrato? - Tutto. - L'ho messo alto così la pressione è forte. - E' forte! - Apro? - Apri. Non resisto! No chiudi la bocca! Dalle orecchie no! Mamma ti fa passare tutto! - E' calda? - E' tiepida. Ti fa bene. Ahi! Ahi! CAMPANELLO Torno subito. Mi fa davvero bene! Mi fa molto bene. - Una persona ti cerca. - Chi è? - Non Io so. - Mentre parli con lui ti preparo un panno ancora più caldo. - Bene. - Mi raccomando molto più caldo. - Sì figlio! Buongiorno signorina. Come va? Questo è un orologio. Molti mi chiedono perché ho l'orologio. Perché Io ho? Che cazzo ne so? L'ho vinto a un concorso. E' un orologio al quarzo o al QUINZO? Non Io so. - Ehm... - Stai calmo. Parlo io. - Buongiorno capo. - Buongiorno. - Come va? - Bene. Lei? Sput! Com'è umano lei! C'è stato un contrattempo Belva ma non si arrabbi. No si figuri! E' perquella rapa alla banca. - Era per domani! - Domani? - Sì ma la banca sarà chiusa persciopero. Rinunciamo ai "testoni" oppure la rapa si fa oggi. Fermo lì. Lei ha parlato di testoni. Vuole aprire un negozio di parrucchiere? Ridi ridi. Parrucchiere testone. Eh! Eh! Mi perdoni la "indiscrezione". - Scusi un attimo. - Ridi ridi. Eh! Eh! Mah! Ecco. Eh! Eh! Niente. Allora rinunciamo o andiamo? - Rinunciamo! - Rinuncia? - Sì. - Come? - Rinuncio! - Rinuncia. - Facciamo la rapa! Questa volta l'ho fatto caldo caldo. Ti ho preparato il bagno! - Devo darmi la carica. - Come? - Mi do la carica. Guarda quanta! Guarda! - Vuoi fare un tiro? - No. Che cos'è? Io mi faccio un tiro! Rapa arrivo! - Vuoi? - No! Lalalà!/i - Questa "bagnarola" è molto veloce. - A quanto va? - Atanto! - Adesso ti faccio vedere. - Va a più di mille? - Reggiti forte! - Fai vedere che cosa sai fare capo. - Colpisci! - Dove? - Guarda! - Dove? - Uno due e tre! SPARO - Asinistra. - Un momento! SPARO - Sono stato bravo? - Tieni capo. - Come si tiene? - Il nostro capo è un burlone. - Gioca! - Guardalo! - Lui gioca! Lo appoggio qua. Hai visto che rinculo? Accidenti! E' "forte"! Mi metto giù è più sicuro. Mi metto giù. - Vediamo che fa adesso. - E' più sicuro. VOCI NON UDIBILI - Tieni la "sputafuoco". Mettila in cinta. - Dove? - Mettila lì! Suoniamo il clacson tre volte e tu butti questa percreare il panico. Poi contiamo fino a venti e andiamo via. Okay? - Allora io... - Andiamo. - Faccio il clacson fino a trenta... ...vi do questa metto la pistola in cinta e poi... Speriamo! Allora a dopo. Io vado e poi... - Capo hai l'arma? - Sì. SPARO Ahi! Uffa questa fila! - Questa è una rapi... - Vuole fare il furbo? - No. - Si metta in fila. - Solo noi dobbiamo fare la fila? - Non avete capito. Questa è una ra... Scusi. Mi fa passare? Permesso. Dov'è? Dovrebbe essere qui. Eccola! La metto in cinta... ...e si comincia. - .. - Come? - E' la sua cambiale. Paga .. Non è mia è di questo signore. - Gli dica che la cambiale è sua! Allora? Io non... Ce l'ho in cinta! - Ognuno ha i suoi guai. - Che succede? - Non vuole pagare. - Sono venuto... - Per pagare una cambiale. - Ho solo . lire. - Le diamo il resto. Va bene mi dia il resto. Però io ero venuto per... Non mi faccia perdere tempo. Usciere Io accompagni fuori. Ma... Lei mi aveva... - Mi ha fregato il resto. - Vada via! Adesso basta! Non avete capito... ...che questa è una ra... SPARO - Ahia! - Sta male? - No. - Questa è una... - Una banca. - No. Questa è una ra... - Una radio. - Una raucedine. - Una racchetta. - Una ratifica. - Una radiografia. - Un cavallo. - Che dice! - Una radice. - Una raccolta. - Una rasatura. - Una rapa. - Una rapona. - Una rapetta. - Una rapuccia. - Una rapina! E' una rapina! Poteva dirlo subito. Signori è una rapina. Alzate le braccia. - Lei no. - E' vero. - Preparate il denaro. - Scusate. - Ha la valigia da rapina? - No. - Portate una valigia! Che pezzatura vuole? - Faccia lei. - Anche in valuta straniera? - Sì. - Va bene. - Così le basta? - E' anche troppo! Chiudere! TRE COLPI DI CLACSON Scusi devo seminare il panico. - E' entrata nella manica. - Scappiamo! - Oddio! (insieme) Diciotto diciannove... BOATO C'è qualcuno? Sono andati via tutti. Buongiorno. Prendo un taxi poi ci sentiamo. Arrivederci. De Simone prendi sempre l'iniziativa! Non suona. Forse è rotto. Se non suona vuol dire che è rotto. Allora se è rotto bussa. Bussa! CAMPANELLO Perché a te funziona sempre tutto? Ho la pressione alta. Calma! Dovevo dirgli una cosa urgente! Quando ho un piano geniale in mente non c'è mai l'interessato. Fracchia non è in casa. Andiamo via. - Salve. - Scusi commissario. Ero davanti alla televisione. - Scusi il disturbo ma devo dirle una cosa importante. - Prego. Dopo di me. - E' sicuro che siamo soli? - Sì. Shh! RUMORE METALLICO Ahia! - Fa molto male? - No sto sbadigliando. - Fuma? - Non ho mai fumato in vita mia. - Lei ha tutti i pregi. Voglio metterla al corrente di informazioni segretissime. (radio) Noi della polizia abbiamo fra le mani una vera bomba. Abbiamo scoperto la mamma della Belva Umana. Il delinquente assassino è morbosamente attaccato alla mamma. - Rischia la galera per andare a trovarla. - Siete sicuri? - Sì. E' un'ex prostituta palermitana. Anche lei è molto legata al figlio di puttana. La polizia italiana cioè io ho pensato a un piano per catturarlo. - La Belva? - Certo. Dove posso buttare? II tavolo? Sfrutteremo la sua somiglianza con la Belva Umana. Lei va a casa della signora fingendosi il figlio... ...e la convince a ricoverarsi perfare delle analisi. Di sicuro è sifilitica. Ha avuto dei rapporti anche con gli asini arabi! - Quelli hanno delle... - Basta! Perché rifiuta? Lei non rischia nulla. (radio) Facciamo pubblicare la notizia che è stata ricoverata... ...alla clinica "Salus Mea". La Belva non resiste e va a trovarla. Così catturiamo il figlio di puttana. Basta! Io non capisco. Perché rifiuta? Ne trarrà molti vantaggi. Quando avremo tolto di mezzo la Belva... ...lei rimarrà l'unico possessore di quella faccia. Non avrà più problemi con la polizia. La sua vita tornerà serena. Che intende con "togliere di mezzo"? Volete ucciderlo? Io temo rappresaglie se lui resta vivo. Non resta vivo. Se si arrende prende l'ergastolo. Se spara noi Io ammazziamo. Stia tranquillo non si arrende. - Certo non si è mai arreso. - Lo sa anche lei! Dove... Già. Dicono di volere collaborare e poi si fanno gli affari loro! - Però noi abbiamo messo la microspia nell'accendino. - Perfortuna! - Sì. - Va bene. - Finalmente! Così mi piace. Domani viene al commissariato... ...e io l'accompagno dalla vecchia baldracca... ...che si è fatta anche un bue. D'accordo. Zitto! C'è qualcuno in casa. E' il gatto. Aaa! Brrr! - E' un gatto enorme! - Sì è un bestione in amore. - Ho capito è un soriano. I soriani vanno sempre in amore. Aaa! Aspetti vado a "mettere a posto" questo soriano. - Pussa via! - Ma... - Vai via brutto gattaccio! Sei un soriano deficiente. - Shh! Vai sui tetti! - Vai via e stai fermo con la coda! - Io non la controllo. - Stai giù a due zampe! - A quattro. - Io ti castro! - La prego no! Hai capito? Devi andare sui tetti! Vado a controllare di là. Tu resta qui e stai sveglio. Stai naturale. - Fracchia dove va? - Vado sui tetti. - Ci ha già mandato il gatto soriano. - Non mi fido a mandarlo da solo. Ascolti Fracchia. Mi mostri il lasciapassare. - Eccolo. - Comincio a non capire più niente. - Voglio capire... - Aspetti le do il portacenere. Ma... L'ha spenta sul tavolo. E' un tavolo pregiato. Abbia pietà! - Forse... - Le precauzioni non sono mai troppe. - Lo so! Sarà il nervosismo ma prima lei ha stritolato un uovo di marmo. Come? E' vero io compro le uova di marmo per stritolarle. - Ho stritolato quello rosa? - Sì. - Era un regalo di mia zia! Perciò ho pensato che la Belva poteva nascondersi qui. - Invece chissà dove si nasconde. - So io dov'è! Adesso... RUMORE METALLICO E' smemorato. Prima io l'ho preso a calci e ora lei Io prende a testate? Hanno fatto una rapina in banca. E' stato la Belva. - Lo sapevo. - E' stato lui. - Sarà l'ultimo "colpo" della sua vita. (in francese) I giochi sono finiti. - E' francese? - Sì. L'ho imparato a Barletta. Andiamo. - Non perda questo. - Sì. - Arrivederci. De Simone cammina. Fai schifo anche di dietro. Che casino! Che c'è! Mi hanno respinto agli esami? Buongiorno signor Belva Umana. - C'è una novità. - Ascolti. La dica molto adagio. Sono un po' debole. - Hai finito di avere paura. Vado via per sempre. - Mi prende in giro? Dica la verità. Voglio chiederti un ultimo favore. - E' l'ultimo? - Sì. - Glielo faccio con tutto il cuore. - Vai a trovare mia madre. - La mamma no! Mi chieda qualunque cosa un'altra rapa una "umiliazione" stradale... ...ma la sua mamma no! - La mamma sì. - La mamma sì. E' stata ricoverata alla clinica Salus Mea. E' in sala di rianimazione. Ha avuto un incidente. - E' gravissima. - Bene! - Come bene? Volevo dire che così la mamma è innocua. Tu devi solo farle una visita. - Una visita! - Andrai oggi verso le . - D'accordo? - D'accordo alle . Io sarò già Iontano a quell'ora. - Va via? - Aspetta. - Hai il salvacondotto? - Sì. - Dove Io tieni? - Eccolo. Lo tengo in tasca. - Mi raccomando. - Non dubiti dottor Belva Umana. Io non ho mai dubitato. RUMORE DI PORTA E' andato via! Sono libero! Questa sera dovrei andare da sua madre? Tie'! Dalla mamma alle tie'! Tie'! Tie'... - Faccio un po' di respirazione. - Ricorda i fiori. - Le zagare. - Alle . - Sì. Porto le zagare. Come sei buono! Mi hai portato in clinica! Così mentre mamma fa le analisi... ...si può coccolare il figlio! - No mamma. Ferma! - Mi avevi promesso... Ciao. Vengo anche io. - No. Ciao. Che rottura! - Figlio mio fatti baciare! - Mammina... - Fatti baciare! - Mamma! - Figlio bello... - Prendi questo. - Non mi lasciare! - Mammina... Scusa ti manderò un chirurgo plastico. Fracchia. Venga. Venga qua. Le mostro una cosa che non fa neanche I'FBI in America. Ascolti il fischio del coyote. FISCHIA Ecco. Eh? Adesso le faccio ascoltare un fischio inglese. Noi poliziotti italiani abbiamo delle idee che... Scusi. Adesso ascolti il grido del leopardo innamorato... ...brevettato da me. FISCHIA Ecco! La trappola è stata preparata alla perfezione. La puttana siciliana "ci è cascata". - La signora sta bene ed è tranquilla. - Certo. - E' abituata a tutte le misure. - Basta! - Che cos'ha? - Ho paura. Se permette vado via. - Grazie. Lei è un cittadino che ha aiutato la giustizia. - E' vero. Arrivederci. - E' sempre deciso a non avvertire i Carabinieri? - Vai via stronzo! Comandi. Che ore sono? E' tardi. Non mi cacciare! Non mi picchiare! Non mi uccidere! - Ahia! - Ascoltami. - La mano! Tu sei la Belva Umana. L'ho capito dal primo momento. Tu hai ammazzato quella merdaccia e hai preso il suo posto. - Perché non vieni? - Mi ha schiacciato le dita. Belva io non ti tradirò mai! Non svelerò la tua identità. Voglio diventare la tua schiava! - Rischierò la mia vita con te. - E' sicura? - Perte. - Come? - Perché ti amo. Dice la verità? - Quella merdaccia che ti somiglia mi faceva schifo. - A me no. Invece io amo te... ...fin da quando mi hai fatto questo. L'idea delle ambulanze è stata ottima. Non ci hanno visto arrivare. - Ora che facciamo? - Aspettiamo. - Sì. Ciao. PARLAVELOCEMENTE - Non ho capito. Sei emozionata? - Dammi almeno un bacio Belva. - Sì. No no! Possiamo rinviare? Sono... SCHIOCCO Ahia! - Qui Auricchio. Il tempo "stringe". (radio) Ore e . (radio) Ore e . Lo stronzo è in ritardo. - Da qui non vediamo l'entrata. - Sì siamo in posizione sfavorevole. Però se siamo svelti e "abbiamo culo" Io prendiamo noi. (radio) Commissario eccolo. - Preparatevi. Aspettate il mio segnale. Attenti può avere una pistola. Fermo! Arrenditi! Sei circondato. Non muoverti! Fuoco! E' lui! Fuoco! Ci mancavano i Carabinieri! Entra nella clinica! Inseguiamolo. Colonnello entra nella clinica! Inseguiamolo. VOCI NON UDIBILI VOCI NON UDIBILI Colonnello basta con questo odio atavico fra CC e PS. - Però non si metta al comando dei miei uomini. - Lo ha fatto anche lei. - Andiamo! - Via! Non ho mai corso tanto De Simone! Tutta colpa di quella merda di colonnello. - Lui e quello stro... - Commissario. - Stro... - Va bene con il colonnello? - Sì. - Bravo. De Simone! - Con calma. - Rincorrevo la Belva. - Vai con i Carabinieri. Ti piace! Colonnello! Se la Belva scappa è colpa vostra. Se scappa è perché lei ha voluto fare da solo. SPARI Colonnello Io abbiamo ucciso noi in terrazzo. Lo abbiamo ammazzato noi in terrazzo. Complimenti. Poi facciamo i conti noi due. SPARI - Lo abbiamo ammazzato noi al primo piano! - Siete sicuri? - Lo abbiamo ucciso al primo piano! - Lo abbiamo ucciso noi in terrazzo. Noi Io abbiamo ammazzato al primo piano voi in terrazzo. Lì? Sono contento... ...perché qui sono molto molto comodo. Ahi! II lasciapassare. - Lo ho qui. Te Io do subito. C'è un equivoco! Anche lui ha il lasciapassare? Che fa? CAMPANELLO Ecco. MUSICACELESTIALE Ha mandato su lui? Io ho il lasciapassare. Guardi. Ma... La partita Inter-Juve? E' la Gazzetta dello Sport! La Gazzetta dello Sport non vale? SIRENA Ahia! Com'è giusto lei! Com'è giusto lei! Com'è giusto lei!
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Beh, cosa vi siete comprati per natale ?

Come mai non c'è un tread sui saldi di Steam. Ne serve sempre uno, per far conoscere nuovi titoli e consigliare giochi a quel tizio che " Quest'anno non compro niente che devo ancora finire Darkest Dungeon, poi ai prossimi vedo " e poi compra comunque qualcosa. Si sono io.
Ho preso Blasphemous e Slay the Spire !
Entrambi famosi ( o almeno con recenzioni molto positive su steam )
Il primo mi sta piacendo (https://store.steampowered.com/app/774361/Blasphemous/ )
E' un metroidvania ( cosi ho scoperto si chiama questo genere ) che dovrebbe essere ispirato Dark Souls. Io ve lo dico, con tutto il discorso della lore hanno fatto un casino, ma il gioco in se è valido ed è anche gradevole da vedere.
Il secondo lo proverò staserà. ( https://store.steampowered.com/app/646570/Slay_the_Spire/ )
Piccola aggiunta. Non so se avete visto la pubblicità di Foxhole qui su Reddit. L'ho provato ma poi ho chiesto il rimborzo. Non è il mio genere, ma da quel che ho visto mentre cercavo cose per decidere se prenderlo o no, sembra davvero un gioco interessante. Buttateci un occhio.
https://store.steampowered.com/app/505460/Foxhole/
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[Memorie di un Viaggio] Varsavia e Kiev. Tra Comunismo, la ggggente, atterraggio d'emergenza... e anche quella cosetta che piace a tanti.

Immagino che con il titolo clickbait ho attirato l'attenzione di tanti. Si sa no? Tira piu' un PDF che un carro di buoi.

Un ex collega si fara' un week end a Varsavia. Devo prendere delle ferie, decidiamo di vederci direttamente la'. Dovendo prendere piu' giorni vado su Skyscanner con partenza dalla capitale polacca. Kiev per 30USD. Mi organizzo il ritorno a Dublino. Prezzo fattibile, si va.

Varsavia Modlin via Ryanair. Aeroporto del cazzo minuscolo, il bus per la capitale e' pieno e il prossimo e' troppo piu' in la'. Prendo il bus per la stazione dei treni e biglietto treno per Varsavia.
Poche indicazioni, salgo su un treno con un display che dice Warszawa. Per essere totalmente sicuro chiedo alla tizia che sta pulendo le carrozze dicendo solo "Warszava??" e lei annuisce sorridendo.
Mi siedo. Il treno parte dopo quasi 30 mins di attesa. Cazzo facevo prima prendendo il Modlin Bus che partiva dopo. Vabbe'.

Scendo a Warszava Centralna. La stazione e' vicina al Palazzo di Cultura e Scienze. Uno dei simboli della citta'. Sto palazzone costruito dai sovietici come regalo alla citta'. A me pare tipo la torre con l'occhio di Sauron che sovrasta tutto e dice "voi siete parte della gloriosa USSR".
La' a fianco c'e' un Tourist Office. Compro la Warsaw Card + trasporto pubblico. Una combo utilissima che consiglio. Come extra puoi avere anche il Hop on Hop off tour bus a gratis o un concerto di Chopin. La tizia non me lo dice, ma io lo sapevo. Stava per darmi il bus, scelgo il concerto.

Via di google maps, prendo il tram e vado all'Air Bnb. Zona "Praga". Arrivo e c'e' un centro commerciale vicino per ogni bisogno. Il monolocale e' minuscolo e sono solo, mi sta bene. Airbnb fila tutto liscio.

Si va a esplorare la citta'. Sono arrivati i soldi da qualche tempo e si vede. Intorno al Palazzo di Cultura e Scienze svettano dei grattacieli in vetro di alberghi, compagnie e finanza. JP Morgan. Marriott. So ssoldi.
Inoltre non sono rari vedere i manifesti del partito PIS in giro. MMhhh... mejo che me faccio i cazzi miei.

Vado al "centro" al palazzo reale (ricostruito dopo un bombardamento). Una free guide inglese spiega al suo gruppo. Leggo la pin dove dice "join us for free". Scrocco la spiegazione e me ne vado la' intorno da solo.

Il centro e' raccolto e con stradine. Bellino. Sembra strano pero', ha architettura vecchia ma non sembra antico. Leggero' dopo che infatti e' stato ricostruito dopo la WWII.

Qua inizia la prima "realizazzione". La warsaw pass da' accesso, gratuito o scontato, a varie attrazioni. Nel centro storico si entra al Museo della citta' di Varsavia a gratis. Vado.

A scuola parliamo di WWII, ti dicono che c'era quello coi baffetti che era il cattivo cattivo ed e' tutta colpa sua e basta e l'olocausto e' solo colpa sua ed e' cattivissimo.. Poi noi avevamo uno con la mascella ma abbaiava solamente e era innocuo. Poi c'e' stata la bomba atomica e hanno deciso di finire la guerra. "Facile no? Nessuna domanda, non ragionate, ciao".

Varsavia e' stata ricostruita da quasi zero. La guerra e' iniziata qua. Il ghetto ebraico. Tanti, tanti morti. Ok.

Un particolare light e' che la prima pizzeria apri' nei primi anni 90 (o 80 non sono sicuro). E' incredibile... probabilmente persino in Thailandia hanno avuto una pizzeria prima dei polacchi.

Concerto di Chopin in una saletta privata, eravamo max in 20. Con sorriso dico che la meta' erano asiatici.
Poi il Copernicus center che e' un museo della scienza interattivo adatto ai bambini. Il planetario assai fighino con immersione video.

Tutto costava abbastanza poco ma non stracciato. Uber funziona alla grande. I pierogi sono sublimi.

Il museo della Vita durante il Comunismo e' interessante. Alla fine e' una sala, con reperti dell'epoca. Hanno ricostruito all interno un tipico salotto, camera da letto e "bar" dell'epoca. Semplicemente sembra di essere nei primi anni 60. Leggi che era cosi' intorno agli anni 80. Ti cade la mascella.
Lo stereotipo delle calze. Riconfermato dalla targhetta vicino a uno stendino con calze che all'epoca erano un bene importantissimo. Le donne non portavano i pantaloni e le calze dovevano durare. Si riparavano.

"vabbe' vabbe' il PDF?"
Mi pare gia' di sentire.

Dopo Praga sono quasi immune. Le polacche sono carinelle ma non ho smascellato. Ero troppo occupato a visitare la citta' poi per farci caso.
Degno di nomina un paio di gemelle, sulla 20na. Sul tram erano davanti a me, biondine occhi azzurri. Carinissime con visi con tratti dolci. E son partiti film mentali degni di Brazzers.

KIEV
Volo con la linea nazionale ucraina. La divisa delle stewardess e' assai azzeccata.
Atterro e vado al tourist office dell'aeroporto per prendere la Kiev Pass. Non la vendono. Mi indica il bus di connessione alla citta' e di prendere la metro per arrivare al centro commerciale "Gulliver". La' c'e' un altro tourist office.

Monto sul bus, il tizio non parla inglese. Butto lo zainone in un luggage store dentro al pulman. Tiro fuori le Grivne che avevo cambiato a Varsavia, mi fa cenno di sedermi e basta. Ripassera' dopo a prendere il pagamento.
Mi guardo la mappa data dalla tizia del tourist office con le indicazioni. Non ho una cazzo di idea di dove scendere. La tizia seduta a fianco a me mi aiuta. Mi dice di scendere alla prima fermata.
Il bus arriva in questo "mercato" fatto di container ristrutturati a negozietto. Me pare l'Albania. Scendo e vedo una M verde.
Prendo un biglietto alla biglietteria. 8 grivne e ti danno un gettone tipo sala giochi, ma di plastica. Metto nel tornello e passo. Scendo per le scale mobili.
CAZZO quanto sono profonde le metro in Kiev. Hanno anche il record del mondo, 105 metri.
Le stazioni sono decorate con motivi e temi... liberty? Scusate sono ignorante. Si respira il classicismo sovietico. Tutto marroncino e panna. Dal soffitto penzolano dei cazzo di lampadari a illuminare (male) la stazione.
Arriva la metro. Carrozze vecchissime, anni 50? Blu e gialla, come la bandiera. Rumorissime dato che non hanno climatizzazione e quindi lasciano i finestrini aperti. O la metro e' lenta (non credo) o le stazioni sono lontanissime (probabile). Da come siamo abituati, ci si mette un casino tra una stazione e l'altra.

Arrivo al Gulliver. Il tizio e' gentilissimo e spiega tutto di tutto. Mi da il suo numero personale, mi dice di contattarlo per tutto. Mi aiuta ad attivare la scheda sim locale. Dice "italians good! I like! Italians always emotions! I like!".
Vado all'airbnb che puro caso era vicinissmo al Gulliver. Entro questo edificio che sembrava essere sopravvissuto al Kosovo. Scale rovinate, pavimenti con mattonelle rotte. Superata la porta dell'appartamento tutto perfetto e ristrutturato.
Solo che la "Studio apartment" era na cazzo di stanza. La tizia aveva ristrutturato due appartamenti e divise in camere studio individuali, quindi ero in una sorta di hotel. Vabbe', sticazzi.

Kiev ha tantissime belle chiese con le loro cupole dorate. Parchi a iosa ognuna con un suo monumento. L'architettura della citta' e' maestosa. Le piazze e i monumenti sono impressionanti.
Il monumento alla patria e' una statua di donna con spada e scudo con sopra falce e martello. Di una maestosita' assoluta.
Da qui tutti i monumenti sono "ai caduti di" "agli eroi di" "alla grande fame del". Hanno preso tante batoste.

Adoro mangiare nelle mense sparse nei quartieri degli uffici. Non devo conoscere la lingua locale, posso vedere i piatti e scegliere.
Il Borsch e' stupendo. I loro ravioli di carne o di patate o di verza, idem. Avevano sto piatto fatto tipo torta di pancake/frittatine sovrapposte e panna acida. Decorata con carote, fagiolini e aneto. Una delizia.

"si vabbe' non ce ne fotte un cazzo, ma il PDF?"
Prima vi dicevo che Praga mi aveva dato il primo shock e mi sentivo immune. Ringrazio il cielo di essere stato la' prima.
Se a Praga dovunque e chiunque sono PDF, a Kiev sono livello Modelle da Fashion Week PDF.
Si diventa stupidi. Oltre a essere bellissime, le ucraine sono FEMMINILI. E ora le donne del sub mi uccideranno.

Ma in Ucraina ho imparato che le RAGAZZE, possono ANCORA INDOSSARE LA GONNA. E lo dico in senso figurato e non.
Si vestono come donne, sanno essere femminilmente eleganti senza strafare. Meno cappottoni piumozzo Omino Michelin, piu' cappotti lunghi marroni e trench. Meno sneakers, piu' stivaletti corti. Meno jeans, piu' gonne e calze.

Nella metro, incrociando qualcuna che scendeva mentre salivo e viceversa, mi e' capitato piu' di una volta di fare eye contact perche' ero genuinamente affascinato dalla naturale bellezza. Nessun sguardo "cazzo vuoi?". NEMMENO INDIFFERENZA.
Ho ricevuto sorrisi piu' o meno aperti, altri deliziosamente un po' imbarazzati. E ho ricambiato con un sorriso leggero e distogliendo subito lo sguardo. Ok ti trovo carina, ma non faccio lo stalker.

La gente e' un po' diversa la'. Non sorridono molto. La metro non ha il segnale di avvertenza chiusura porte. Te le chiudono in faccia e basta. I camerieri non erano abituati ai miei "spasiba" per ogni cosa. Sempre la metro ha delle porte molleggiate pesantissime che si aprono in entrambe le direzioni. Pesanti e molleggiate che se non fai attenzione quella che ti torna indietro verso di te ti puo' rompere tranqullamente il naso.
Pochi tengono la porta per la persona dietro. Io lo facevo sempre, ho ricevuto a volte degli sguardi "ma perche' mi tieni la porta?"

TINDER
Volendo conoscere meglio le persone locali (si si ok... dai.) ho utilizzato tinder.
Tra i match ho avuto un paio di mignotte dichiarate. Una che diceva "cerco uno che soddisfi i miei bisogni materiali". Un altra che dice "ho bisogno di uno che mi mantiene".
Una invece ci parlo normalmente, mi chiede dove sono e io "vicino al Gulliver". Lei fa "io sono proprio al Gulliver, vediamoci".
Vado. Andiamo in un ristorante/bar fighetto e prendo un prosecco. Lei un the'. Parliamo del piu' e del meno. Mi dice che alla mia eta' gli uomini sono maturi e sanno quello che vogliono. Che le piace.
Mi dice che sembro mezzo kazhako (sono cinese) ma sono italiano dentro per come parlo. Le piace.
Mi dice che sono un tipo a posto, le piace.
Concludiamo poco dopo per non appesantire troppo questa prima uscita. Mi chiede se amo la cioccolata, dico di si. C'e' un carrello di cioccolata artigianale, ne ordina 30E e pago io e se le mette in saccoccia. Va al bancomat per ricaricare il cell, dice che non ha grivne con se che e' tornata da poco da un viaggio. Mi batte la ricarica.
Inizio a sentirmi un mezzo coglione, ci salutiamo e poi realizzo che, seppur per due stronzate, m'ha battuto dei soldi.
Mi passa la voglia di sentirla, lei si fa risentire per una eventuale cena. Io dico di si, e le butto un aperitivo/bicchiere di vino da me prima. Sparisce. EHhehehehe.

Tizia Tinder 2. Sempre stocazzo di centro commerciale. Come arriviamo al bar e parliamo, mi batte i soldi del taxi. "qua e' normale. Te non puoi venirmi a prendere perche' non hai l'auto qua, ma si fa cosi' qui. Tu vai a prendere la tua donna." Io da mezzo cojone mi sento TUTTO cojone.
Parliamo del piu' e del meno, e a una certa la becco che mi squadra l'orologio per capire di che marca/valore e'. Un cazzo di Citizen (bello) da 100E.
La' mi cala totalmente, chiudo l'appuntamento e saluto. Same story poi si fa risentire per rivederci, offro sempre bicchiere di vino da me, dice che mi fa sapere. Sparita. EHHEHEHEhhHE.

Mando a fanculo Tinder e lascio perdere. Mi godo la citta' per quello che e'.

Girando e camminando prendo un appuntamemto per un massaggio. C'ho le gambe stanche e fa anche freschetto a tratti. Mi coccolo.
Centro ok, sembrava quasi medico. Inizio a parlare con una tizia mentre aspetto, scherzando e altre cose le dico che sono un panzone e bla bla. Si finisce a parlare di mangiare quindi, e me ne esco in totale non chalance "e allora stasera ti porto a mangiare fuori dai".
Mi dice di "si".
Mi faccio dare il numero e faccio il vago. Dentro ero "cazzo non ero mai arrivato a questo punto cosi' di punto in bianco. E mo'?". AHHAHAHA
Beh insomma me ne vado e ho il tempo per organizzarmi e riordinare le idee.

Decido il posto, le scrivo, ristorante di carne. Bella seratina, chiacchiere e risatine. Inglese stentato ma si comunica. Ogni tanto google traduttore, ma non eccessivo. Ovviamente gesticolo tanto per farmi capire e uso un simple english anche maccaronico per essere piu' comprensibile.
Anche lei mi fa "Your emotions, so funny". Non sono proprio abituati a persone che si esternano molto. "My english not good, but you talk, you hand, I understand everything". Mi fa piacere, si sente a suo agio, comprende e si sente "compresa".

Dopo cena mentre aspettiamo l'Uber che la riporta a casa, tento il bacio. Vado la' dritto ma gentilmente, non a fulmine o per rubarlo sto bacio. Ride e gira intorno al mio viso e mi bacia in fronte. Riprovo. Idem con bacio sul naso. Vabbe', almeno non mi ha spinto via o reagito di scatto/male.

Rimaniamo che ci vediamo il giorno dopo. Passeggiata e poi ci ritroviamo nel centro commerciale. Diamo uno sguardo ai negozi, le dico di provarsi una gonna. Mi piace fare shopping cosi' dove la ragazzafa da "modella" e esce dal camerino e mi fa vedere come sta con le cose.
La prova, mi fa vedere, le dico che le sta bene. Le chiedo se le piace. Mi dice di si. "Ok prendiamola". All'inizio non capisce e dice che non vuole spendere soldi. Carinella, mica avevo capito che pagavo io. 25E da Beshka o qualcosa del genere.

Rimane contenta, continuiamo la nostra serata e andiamo a mangiare. Dopo cena ritento l'approccio. Ci baciamo.
Mi dice che una sua amica e' offesa che non si fa viva da qualche giorno. Mi dice che vuole stare con me e non vuole farla arrabbiare, propone di stare insieme tutti e tre.

Accetto, mi presenta l'amica. Carina, simpatica, ha un figlio. Inglese veramente scarso ma qualcosa riusciamo a dircela. Serata ad un hookah bar. L'hookah e' il loro nome il narghile'. Poi se tecnicamente sono due cose diverse, nin zo'.

Finita serata rimaniamo che ci vediamo anche il giorno dopo. Presto dovro' ripartire e ci va di stare assieme.

Due pomeriggi e sere ok, di cui un altra sera con amica. Ci vede baciarci, fa' la faccina "ohhh che piccioncini" e fa' "you good man. My friend lucky. Good man". Meno male... ho l'approvazione di amica. Che mi pare assai importante visto che non ha potuto evitare di non vederla.

Un pomeriggio ha accettato di venire da me. Ho provato il colpaccio ma non ha voluto. Beh cazzo, mi conosce da 3 giorni mi pare anche legittimo da parte sua. Poteva andarmi meglio, non e' stato cosi.

Ora sono tornato. Ci sentiamo su Viber. Non e' espansiva e non mi scrive per prima. Penso che sia che non sono abituati troppo a esprimersi, e la' la Donna fa' la Femmina.

Oppure sono tutte scuse mie e non je ne fotte un cazzo. Chissa'. Fatto sta che l'ultima sera ha detto che voleva rivedermi.
Fatto sta che INCREDIBILE ma vero Ryanair ha aperto rotte su Kiev proprio questo ottobre. Fatto sta che parlando su Viber ho accennato a un mio ritorno.

Fatto sta che ora ho il volo prenotato per il 12 novembre.

ATTERRAGGIO D'EMERGENZA

In fase di decollo da Kiev abbiamo beccato un uccelo che si e' sfracellato su una antenna dell aeromobile. Capitano ha dato annuncio di atterraggio e ha dichiarato "il volo piu' breve che abbia mai fatto".
Tutti a lamentarsi e sbuffare, io sto ancora qua a ringraziare il cielo che posso raccontarlo in giro sto fatto.

P.s.Sto cercando di farmi altri contatti e mi iscrivero' a una chat/siti di incontri russi o qualcosa del genere. Per quanto sia carina e mi piaciucchia, non mi faccio una cazzo di imbarcata fino a laggiu' per scommettere su una persona sola.

P.p.s.Lei ha 21 anni. Io 35. Lei non sa che eta' ho. :D
submitted by Wongfeihong to italy [link] [comments]

Sulla questione ROM.

Io non sono un tollerante.
A me da fastidio quando c'è qualcuno o qualcosa che interferisce nella mia routine quotidiana o si interpone tra me ed i miei progetti futuri.
Autobus, teste di cazzo ed imprevisti stupidi mi fanno imbestialire, e vorrei tanto sparissero da questo mondo.
Possibilmente con quell'ordine.
Ultimamente ho notato un trend generale su /italy che non capisco.
A parte il fatto che dovete spiegarmi perché la gente posta robe a cazzo direttamente dalla frontpage, in totale OT con il subreddit, e gli admin stanno a godersi il vitalizio senza dire nulla.
Ma non è questo ciò che mi turba (o meglio, mi turba molto, ma per ora downvoto il post, tutti i commenti e nascondo il thread. Questo mi fa andare avanti con una vita quasi normale).
Non capisco cosa c'è che non va con la questione ROM.
Ora, come ho già detto, io non sono affatto una persona tollerante. ANZI. Ma per me ROM è praticamente da sempre sinonimo di positività ed allegria, e non capisco cosa ci sia di male.
Ho anche visto l'intervista fasulla della ROM che derubava le vecchiette. E mi stupisce che la gente ci sia cascata (o abbia voluto cascarci) fin da subito.
Una ROM fa sempre ciò che QUALCUN ALTRO le dice di fare. Perché è questa la sua natura. Quindi semmai andava incolpato il "mandante", se vogliamo chiamarlo così.
Oddio, capisco che spesso (anzi, diciamocelo, quasi sempre) c'è un totale alone di illegalità negli ambienti in cui si trovano. Io stesso faccio molta fatica a non cadere negli schemi mentali di "Tutto e subito" col minimo impegno che CHIUNQUE prima o poi valuta come affascinante opzione.
E riconosco che specialmente per qualcuno può risultare molto fastidioso.
Ma io ero convinto che la popolazione media se ne fregasse di certe questioni. Al massimo potevo immaginare delle pressioni da parte dei più ricchi, quelli con grossi investimenti nelle major quotate in borsa...
Cioé, stiamo parlando di ROM... è tanto se il 5% degli italiani è mai venuto in contatto con loro!
Per me è stato durante la primavera del 2000.
Mancavano pochi mesi prima della fine delle lezioni e la gente cominciava ad andare al mare.
Alla radio ascoltavo il deejay time, quando c'era Giuseppe, e giocavo con tre giochi, rigorosamente masterizzati (a.k.a. "pastorizzati", secondo mia mamma) da un antico cugino di un amico, su supporto Verbatim.
Fifa 2000, Theme Hospital e GTA 2.
Eravamo a casa di un mio amico, che io ricorderò sempre perché durante gli anni '97-'99 era l'unico ad avere una linea ISDN. E noi a rosicare col 56k e la linea occupata.
Insomma, eravamo a casa sua ed un altro arriva con quello che a posteriori io considero un santo graal dei tempi.
Un nuovo CD.
Nuovo nel senso che non lo avevamo mai visto prima, ma era masterizzato pure quello.
Lo inseriamo nel lettore DVD e BLAM!
Non si trattava di pornografia.
Non si trattava di una camionata di avatar personalizzati (e/o porno) per microsoft chat.
Si trattava di...
Multiple
Arcade
Machine
Emulator
Ragazzi, le ore che abbiamo passato a giocare... Riconosco di aver barattato un decimo della mia vista per ore ed ore di gioco.
Tutto gratis.
Tutto illegalmente.
Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 15 anni. Gesù, ma chi li ha?
Ora, io non credo di aver fatto un danno alla società dei primi anni 2000 perché giocavo con gli amici su un emulatore per PC. Ma se c'è qualcuno da additare, beh, tecnicamente saremmo NOI i colpevoli.
Dire che è colpa delle ROM è un atteggiamento che non porta da nessuna parte, ed è anche illogico secondo me.
Come si fa, volendo anche TECNICAMENTE, ad accusare una ROM?
Anche fosse una homebrew non ufficiale.
Cos'è che infastidisce voi e mezza Italia così tanto da fare tutto questo casino per del sano (seppur spesso illegale) retrogaming?
submitted by Unidraulico to italy [link] [comments]

è troppo sperare di lavorare come tecnico IT con diploma e certificazioni?

Scrivo da un account usa e getta altrimenti verrei riconosciuto in tempo 0.
Sono un 19enne con diploma al liceo scientifico scienze applicate (in precedenza noto come tecnologico) iscritto all'università d'informatica. Sin da quando ero bambino ho sempre amato lavorare con i computer, da quando avevo 11 anni sono diventato il "tecnico" di amici e parenti e ciò mi ha dato un esperienza piuttosto solida di manutenzione e troubleshooting di dispositivi informatici (e non parlo solo di reinstallare Windows: riesco a gestire problematiche diverse da virus -> formattone -> profit! e me la cavo piuttosto bene anche con Linux e Android). Oltre all'esperienza diretta ho fatto una scuola superiore che mi ha dato ottime basi (logica booleana, networking, programmazione in C++ comprensiva dei temibili puntatori, OOP, database SQL, HTML, CSS) e ho studiato in autonomia Python, JavaScript, C# e PowerShell (a mio parere quest'ultimo è ingiustamente sottovalutato). Il problema è che sono ancora carente quando si parla di server e networking serio e sono privo di pezzi di carta rilevanti per questo motivo sto preparando la CCNA che spero di fare in giugno e subito dopo la MCSA Windows Server 2016.
Fatta questa lunga ma necessaria introduzione giungo alla domanda: con un "curriculum" simile (scuola superiore con buona formazione IT di base+passione e esperienza diretta+volontariato al CoderDojo della città in cui studio+CCNA+MCSA) ed un discreto personal brand (sto allestendo un sito personale e cercando di curare la mia presenza su Facebook) è logico sperare di trovare lavoro come tecnico addetto all'helpdesk di 1° livello o simili senza attendere la laurea? La mia aspirazione finale è di diventare sistemista ma per arrivarci so che ,salvo colpi di fortuna inattesi, devo fare anni di esperienza ai ranghi più bassi di un dipartimento IT.
Faq: perchè non aspetti di laurearti, ti trovi male all'università?
Didatticamente parlando mi trovo bene ma essendo un pendolare che si fa 3-4 ore di viaggio al giorno e continua a vivere nel suo paesino mi ritrovo bloccato in uno stile di vita in cui sono caduto negli ultimi anni di liceo. Per stile di vita intendo innumerevoli sabati sera passati al computer o alla TV in assenza di meglio da fare visto che superati i 16 anni l'unico modo per trovarsi tra coetanei sembra essere andare a ballare: d'inverno in un sovraffollato discopub d'estate a feste molto simili tra loro consistenti in un enorme cortile/tendone, un chiosco bevande e un DJ. Rispetto chi si diverte così ma l'impossibilità di avere una conversazione decente per via del casino e dell'alcool e/o di disporre di qualche intrattenimento più "attivo" (ad esempio le partitone a carte o ai videogiochi che ero solito fare in compagnia) dell'ascoltare i soliti remix mi ha spesso fatto tornare a casa annoiato dalle suddette serate dopo aver tentato di divertirmi per tre o quettro ore. Qualche volta riesco a vedermi con amici in altri contesti (pedalate, raduni di classe...) ma sono rari e se provo a organizzare qualcosa in prima persona spesso sbatto contro un "muro" di "non ho tempo". Speravo che l'università cambiasse tutto questo il problema è che a qunto pare la mentalità festaiola prevale anche qui e seppur mi sono fatto amici con gusti simili ai miei è difficile frequentarli visto che i mezzi pubblici che mi riportano dalla città dell'università al mio paese fanno l'ultima corsa alle 22:30.
Cosa centra il lavoro con tutto questo? Semplicemente se riuscissi a trovarmi un lavoro potrei pagarmi in autonomia cibo, alloggio in un appartamento condiviso nella città dove studio (ricca di opportunità di aggregazione che vanno dallo sport ai giochi da tavolo) e avere qualche soldo per andare a farmi qualche viaggetto (nulla di esotico, giusto saltare su un treno e andare al Lucca Comics un paio di giorni con un gruppo di amici conosciuto su Internet piuttosto che ad ascoltare un concerto).
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Forse a qualcuno farà piacere sapere che non sono più il revisore della localizzazione italiana :(

TL;DR: le parti importanti sono in neretto. Le altre leggetele solo se volete il quadro completo.
Ieri ho ricevuto una mail da crowdin.net in cui si diceva sbrigativamente che sono stato degradato da revisore a semplice traduttore, senza fornire alcuna spiegazione.
Ho chiesto a Jeb su twitter ma non ho avuto risposta. Sarà una coincidenza, ma nella lista delle modifiche della versione 12w42b pubblicata ieri su reddit compare un "Updated translation files: Removed griefing".
Posso solo pensare che Jeb abbia ritenuto che i miei interventi di revisione fossero vandalismi e, visto che non conosce l'italiano, che qualcuno del gruppo traduttori gli abbia richiesto di intervenire. Boh, non so che altro pensare.
Fatto sta che adesso non c'è più un revisore nel gruppo, quindi nessuno può convalidare le traduzioni né controllare cosa entra nel gioco e cosa no. Contano solo i voti.
Il bello è che non posso più annullare quello che ho già fatto, per cui le traduzioni già convalidate o escluse dalla traduzione (come Creeper) non possono più essere modificate.
Personalmente sono incazzato come una iena col marchese. Sto meditando di ritirare tutte le mie traduzioni dal sito.
Inoltre...
... ci mancava solo di essere degradato senza uno straccio di spiegazione che sia una per farmi arrivare al limite di sopportazione.
Basta, ne ho le palle piene. Col cazzo che mi fregano un'altra volta a fare un lavoro gratis.
submitted by Wedhro to MinecraftItalia [link] [comments]

Frequenza femminista.

Feminist Frequency is a web video project by Anita Sarkeesian. It is a blog and a series of videos about feminist topics. Sarkeesian is presently working full time to produce videos outlining tropes about women in computer gaming.
In 2012, Sarkeesian raised nearly $159000 to fund her her video gaming tropes project, via a Kickstarter campaign called "Tropes vs. Women in Video Games", also known as the "Feminist Frequency Kickstarter".
Incidenti
Incidents
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